Corriere della Sera, 5 agosto 2026
I casi di anti semitismo sono aumentati di
L’antisemitismo è ormai un drammatico dato strutturale della società contemporanea europea. E gli spaventosi fatti di Sofia, con l’assalto naziskin contro un gruppo di ragazzi ebrei italiani, riportano alla ribalta la situazione locale del nostro Paese. Il rapporto trimestrale sull’antisemitismo in Italia gennaio-marzo 2026 a cura dell’Osservatorio antisemitismo della Fondazione Cdec-Centro documentazione ebraica italiana (presieduta da Giorgio Sacerdoti), uno studio realizzato sotto la direzione di Gadi Luzzato Voghera (i redattori sono Stefano Gatti e Murilo Gambruzzi), offre un quadro allarmante.
Nel primo trimestre 2026 l’Osservatorio ha registrato 183 episodi di antisemitismo: nel 2025, nello stesso periodo, erano stati 191. La cifra dimostra come siamo ormai in una pericolosa stabilizzazione del fenomeno, con un’abitudine a convivere con l’antisemitismo. Atterrisce il confronto con lo stesso periodo di dieci anni fa: una crescita del 306%, 183 episodi contro i 45 del 2016. Gli autori del rapporto sottolineano che altre 66 segnalazioni (manifestazioni, occupazioni di scuole, «prese di posizione di figure influenti riconducibili dall’ideologia pro-pal») non sono state registrate poiché «non rientrano pienamente in una dimensione antisemitica» anche se rivestono «un peso considerevole perché contribuiscono ad alimentare quel clima di demonizzazione del sionismo che porta a compiere azioni contro gli ebrei». Scelta attenta e rigorosa, che rende quindi il rapporto particolarmente autorevole e attendibile.
È ormai Internet la grande e incontrollabile autostrada a disposizione dell’antisemitismo che ora colpisce non solo le figure note e simboliche dell’ebraismo italiano ma anche luoghi di lavoro, di studio e di cura coinvolgendo così semplici cittadini privati, quindi anche studenti (persino delle elementari). Dei 183 episodi (analizzati in una scala di gravità da 1 a 5) quelli avvenuti sulla Rete sono 133 (soprattutto Facebook ma anche TikTok, Instagram, X/Twitter, YouTube) mentre 50 riguardano atti avvenuti materialmente, nella realtà quotidiana: 2 aggressioni, 7 casi di minacce, 9 discriminazioni, 19 graffiti e 2 atti di vandalismo. Gli autori della ricerca tengono a chiarire che i casi di antisemitismo sul Web sono solo quelli segnalati direttamente all’Osservatorio il quale però monitora durante l’anno «un numero infinitamente maggiore di post e di episodi». La mappatura segue la densità numerica sul territorio delle diverse Comunità ebraiche e dove transitano turisti ebrei, specialmente israeliani: 16 casi in Lombardia di cui 11 a Milano, 8 casi nel Lazio di cui 3 a Roma. In oltre la metà dei casi (53,5%) la matrice legata all’attualità mediorientale e alla delegittimazione dello Stato di Israele appare come il motore trainante dell’antisemitismo dei nostri giorni.
Riemergono secolari e odiosi luoghi comuni. In 48 episodi gli ebrei vengono definiti «crudeli», «sanguinari», «razzisti», «ricchi», «astuti», «tirchi», «vendicativi», «tendenti al dominio e alle cospirazioni», persino «nazisti». Si tratta di spregevoli materiali che appartengono a un repertorio bimillenario, infatti il rapporto rinvia a un grande classico storiografico, L’archivio antiebraico di Simon Levis Sullam (Laterza, 2008). Il linguaggio nelle invettive online è tragicamente pieno di odiosi e provocatori rinvii alla Shoah («saponette mancate», «vi aspettano i forni», «alle docce»).
In quanto agli episodi reali, tra i tanti gli atti di vandalismo nell’antico Cimitero ebraico di Ancona, uno studente del biennio finito nel mirino dei compagni in una scuola milanese per la sua fede ebraica, le minacce al Rabbino Michi Nazrolai della sinagoga di via Soderini di Milano, il giornalista David Parenzo costretto a presentare il suo libro a porte chiuse a Padova dopo le minacce ricevute, due arresti a Palermo dopo il monitoraggio dei social network con post minacciosi contro la Comunità ebraica, il diciassettenne arrestato a Perugia (altri sette minorenni coinvolti) in un’inchiesta che ha svelato documenti di propaganda suprematista e neonazista.