Corriere della Sera, 5 agosto 2026
70.000 dei 72.000 migranti entrati illegalmente a Ceuta sono già rientrati in Marocco. Ma l’Ue, sulla questione, rimane divisa
L’Europa dei 27 chiude la crisi di Ceuta, dribbla il conflitto politico fra gli Stati membri e si sforza di mostrare unità. All’indomani del vertice d’urgenza dei ministri degli Interni, che ha ricucito lo strappo dei giorni precedenti, le divisioni sulla gestione dei migranti covano, però, sotto la cenere. Nessuna critica aperta, anzi «ferma solidarietà» a Madrid e pure a Rabat, per la rapida gestione dei rimpatri (ufficialmente, 70.000 dei 72.000 migranti entrati illegalmente a Ceuta sono già rientrati in Marocco). E un rinnovato impegno per il controllo dei confini dell’Ue, che riprende i punti della lettera inviata alla vigilia dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen al premier spagnolo Pedro Sánchez: rafforzare le frontiere esterne e la cooperazione con i Paesi terzi (leggi Marocco e suoi vicini), migliorare i sistemi di allerta precoce e l’ intelligence, monitorare i social media.
L’Ue chiude i ranghi. Il Commissario europeo per gli Affari interni e la migrazione, Magnus Brunner, assicura che «la prova è stata superata» e ora «la chiave sta nell’agire in modo unito e trarre le giuste conseguenze». Al termine della videoconferenza, durata 3 ore, i 27 ribadiscono che le frontiere esterne dell’Unione sono una responsabilità condivisa. E questo è già un bel risultato, inseguito anche dall’Italia. Ma restano in sospeso i punti più spinosi: dagli hub in Africa alla regolarizzazione dei migranti nei singoli Paesi.
«L’Ue è unita e disposta a sostenere la Spagna», ha affermato Jim O’Callaghan, ministro della Giustizia irlandese, che ricopre la presidenza di turno del Consiglio. La frattura, però, non è del tutto sanata per Madrid che, ieri, è tornata all’attacco sollecitando il governo italiano a revocare «immediatamente» i controlli alle frontiere nei confronti dei viaggiatori provenienti per terra e mare dalla Spagna. Il ministro degli Interni, Fernando Grande Marlaska, ha affermato di «ritenere assolutamente superflua e sproporzionata l’azione intrapresa dall’Italia». «Non sussisteva alcun rischio di movimenti secondari, dato che Ceuta ha un regime speciale e nessuno la lascia senza essere stato controllato – ha spiegato in conferenza stampa —. Frontex ha confermato che l’area di Schengen non ha corso alcun rischio».
I pericoli, ha sottolineato, semmai arrivano da altre zone: «Abbiamo registrato movimenti in entrata verso la Spagna non attraverso il Mediterraneo ma da est, e non stiamo attuando controlli interni alle nostre frontiere». A dargli manforte, è accorso il ministro dell’Interno francese Laurent Nunez, secondo cui «la questione dell’area Schengen non era il vero problema, ma piuttosto la soluzione», dal momento che Ceuta è fuori dall’area e quindi i suoi confini non sono stati violati.
I confini
Dalla riunione l’impegno a un controllo stretto dei confini europei
Marlaska ha anche ribadito il no del governo spagnolo a centri di accoglienza in Paesi terzi. Questione, ha detto, «che non è stata affatto un punto centrale della riunione odierna del Consiglio». Di ben altro avviso il ministro italiano Matteo Piantedosi: «Cinque o sei Stati membri stanno collaborando per parlare con i Paesi terzi degli hub di rimpatrio. Un modello in cui l’Italia ha fatto da apripista», ha affermato il titolare del Viminale, assicurando che il protocollo Italia-Albania «ha suscitato l’interesse di una maggioranza sempre più ampia di Stati membri».
Sotto il tappeto, restano anche le divergenze sulla gestione più generale della questione migranti. Il commissario Brunner ha assicurato che durante la riunione non sono state rivolte critiche alla Spagna per la sua recente regolarizzazione di massa (una cifra stimata in 500.000 persone, sebbene le domande presentate, in gran parte da latino-americani, abbiano sfiorato il milione). «Non si vede alcuna relazione diretta con gli incidenti a Ceuta», ha detto il commissario, secondo cui però tale misura «non è un buon segno per il resto d’Europa». Posizione condivisa dalla Danimarca, al fianco dell’Italia nella «linea della fermezza», che ieri, per bocca del ministro Morten Bodskov da un lato si è detta «molto soddisfatta della rapidità con cui la Spagna ha agito»ma ha ribadito che «gli eventi dimostrano che è essenziale mantenere il controllo delle frontiere dell’Unione europea».