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 2026  agosto 05 Mercoledì calendario

A Malta c’è un ragazzino italiano di 15 anni che è in cella da 72 giorni. Aveva lanciato un finto allarme bomba

«C’è una bomba a scuola». Per questa telefonata fatta per evitare un compito in classe un 15enne italiano che vive a Malta è in cella da 72 giorni.
«Pronto? C’è una bomba a scuola». Una telefonata, forse per evitare un compito in classe o un’interrogazione, che in una manciata di ore si è trasformata in un «caso» giudiziario pesantissimo. L’autore della chiamata che ha portato all’evacuazione della scuola, il 15enne F. S., che vive con la famiglia a Malta, è stato arrestato dall’autorità giudiziaria de La Valletta. Per il giudice, quella «bravata» adolescenziale si è tradotta nell’accusa di procurato allarme che ha spalancato le porte del carcere al ragazzo, detenuto da 72 giorni. Per 96 ore è rimasto nella sezione per adulti del penitenziario di Corradino dove ha manifestato un crollo psicologico, arrivando a ferirsi.
Poi è stato trasferito in un centro di detenzione minorile. Ma la situazione non è migliorata. Arrestato il 25 maggio, per oltre quattro settimane il ragazzo è rimasto in isolamento in una cella con un «lavandino che non funziona» è il racconto dei genitori, Antonio e Daniela, da cinque anni residenti a Malta e che hanno iscritto il figlio in una scuola a Mosta, quella della «bravata». Per alcuni giorni è stato «costretto a nutrirsi in piedi e con le mani, dato che nessuno gli ha fornito le posate». Da un mese può guardare la tv, mangiare seduto a un tavolo, ma lontano da tutti, senza contatti con i detenuti e con «un’unica doccia alle 12, quando gli altri riposano». Non solo. Notte e giorno è guardato a vista da una telecamera sempre accesa «in quella cella da 41 bis», prosegue la madre, preoccupatissima: «Fino a che punto mio figlio può affrontare questa detenzione? È illegale, viola i principi umanitari».
Per il papà l’unica fortuna è che all’interno del carcere ci siano delle guardie descritte come «persone umane, che non si spiegano perché questo ragazzino sia detenuto in questo modo». Per il resto, da una procedura partita legalmente, come ricordano i genitori, si è arrivati a condizioni «allarmanti». Stando a quanto trapela, il ragazzo, in precedenza, sarebbe entrato in contatto con persone poco raccomandabili, una sorta di «setta» e viene ritenuto pericoloso.
La Farnesina segue da vicino la vicenda e ha «sollevato il caso con le autorità locali». A ogni udienza (anche alla prossima, il 19 agosto) è presente il nostro personale diplomatico. Dopo averlo visto il 26 giugno, l’ambasciatrice Valentina Setta lo incontrerà anche stamane.