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 2026  agosto 04 Martedì calendario

Bacardi contro Campari Dall’America all’Italia sfida a colpi di spritz

Dopo i francesi arrivano gli americani. La sfida dello spritz allarga sempre di più i confini. E il gruppo Campari, che produce in Italia l’iconico Aperol, dopo aver creato uno dei fenomeni di consumo più forti degli ultimi quindici anni, si ritrova oggi a “difendere” una categoria che tutti vogliono conquistare. Prima Lvmh con lo Chandon Garden spritz, spumante, arance e spezie lanciato nel 2021 sul mercato europeo con quella parola nel nome, spritz, che aveva creato non pochi malumori. Poi Bacardi, che quest’estate sta spingendo sull’Hugo spritz preparato con il liquore St-Germain a base di fiori alpini di sambuco, prosecco e soda. Intanto, anche Asti, Brachetto e altri produttori di spumanti bussano alla porta della mixology per rilanciare il vino, in fase di stallo nei consumi, cercando spazio nell’ora dell’aperitivo con nuove interpretazioni a base di bolle, tonica (con o senza gin) e aromi.
La ragione è semplice: lo spritz non è solo un cocktail, ma una categoria da miliardi di euro che continua a sottrarre consumatori a birra e vino. Secondo i dati riportati dal Financial Times, circa due terzi della crescita del consumo di spritz deriva da chi abbandona la birra, mentre il restante terzo arriva da chi sostituisce il vino con l’aperitivo. Il nuovo protagonista è l’Hugo spritz: per NielsenIQ, citato dal giornale britannico, negli ultimi tre mesi la domanda di liquore ai fiori di sambuco è cresciuta del 40%, mentre le vendite di Aperol hanno rallentato: -4% nello stesso periodo.
«Abbiamo aperto un mercato, creando il primo vero spritz moderno. Ed è stato Campari a trasformarlo in un fenomeno culturale – dice Alberto Ponchio, senior direttore marketing per l’Italia di Campari Group – Lo spritz oggi non è soltanto un drink. È un’esperienza, un modo di vivere l’aperitivo e la socialità nei tanti eventi estivi in cui investiamo. E come accade con tutti i grandi miti, si viene imitati».
Una lettura condivisa anche da Tommaso Cecca, head mixologist del Camparino in Galleria, il locale simbolo del gruppo: «Quella degli spritz è diventata una categoria nella quale oggi tutti vogliono entrare. Nel nostro locale il Campari spritz è il drink più richiesto, dopo il Campari seltz». E sulle novità aggiunge: «Oggi vediamo interpretazioni che non fanno decisamente parte della categoria, ad esempio lo spritz con il vermouth».
Di certo è in atto un’evoluzione. «È ormai uno dei dieci cocktail più consumati al mondo: oltre il 60% dei consumatori europei, durante l’estate, sceglie uno spritz quando decide di bere un drink alcolico – dice Emma Fox, vice presidente globale di Martini & St-Germain di Bacardi – Non è una moda: è una categoria consolidata che offre varietà, freschezza e una gradazione più light. Con St-Germain abbiamo portato nello spritz un profilo aromatico più delicato, mentre con il Martini Bianco spritz offriamo una nuova interpretazione dell’aperitivo».
A cavalcare l’onda c’è anche Select, il bitter veneziano del gruppo Montenegro, che sta crescendo negli Stati Uniti, dove il gruppo sta investendo per consolidare il marchio.
Nonostante la concorrenza sempre più agguerrita, i conti del gruppo Campari viaggiano in positivo. Nella semestrale approvata dal consiglio di amministrazione a giugno, il gruppo ha registrato vendite nette per 1,5 miliardi di euro, con una crescita organica del 2,7% nel primo semestre, proseguita anche nel secondo trimestre (+2, 5%), nonostante un contesto definito «volatile». La redditività è migliorata grazie anche al buon andamento degli aperitivi, mentre il gruppo sottolinea di aver continuato a guadagnare quote di mercato sui marchi prioritari sostenuta da un solido avvio dell’estate, cruciale per i consumi. «Stiamo implementando la strategia – dice l’amministratore delegato Simon Hunt – e ottenendo una solida crescita delle vendite. Stiamo anche guadagnando quote nei mercati chiave, trainati dai marchi prioritari». Per questo Campari ha confermato l’obiettivo di chiudere l’anno con una crescita organica delle vendite del 3%, migliorando le attese sul margine operativo.
«L’Italia rimane il più grande mercato di consumo – nota Ponchio – Da noi si consumano circa 395 milioni di Aperol spritz ogni anno. Anche il Campari spritz è cresciuto più del trend di mercato. E negli ultimi tre-quattro anni abbiamo sviluppato anche il Cynar spritz. Senza dimenticare il Crodino, che da 60 anni rappresenta un’alternativa per chi cerca un aperitivo analcolico. Abbiamo poi il Mondoro, il liquore di sambuco, che intercetta la domanda legata al fenomeno Hugo. Così come Sarti Rosa, partito dalla Germania due-tre anni fa e poi cresciuto in Austria e in Italia. È un gusto più fruttato e dolce che piace molto ai giovani».
Insomma il mercato cresce e per ora c’è spazio per tutti. Lo sottolinea Roberto Pellegrini, tra i bartender più esperti d’Italia nonché padre di Federica: «Aperol spritz e Hugo sono due cose del tutto diverse. Dietro l’Hugo c’è una bella storia, è un gran prodotto: i fiori vengono raccolti sulle montagne, all’alba, la bottiglia è elegante, trasparente. Aperol, invece, richiama il tramonto, gli agrumi, le spezie. Noi italiani siamo più legati all’Aperol: per tutti è il riferimento storico dell’aperitivo italiano». —