Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  agosto 04 Martedì calendario

Il Cremlino arruola le "spie-escort"

Il 2 marzo 2018 esce nelle sale americane “Red Sparrow”, il film di spionaggio tratto dal celebre libro dell’ex agente della Cia Jason Matthews. La protagonista (interpretata da Jennifer Lawrence), una prima ballerina russa del Bolshoi messa da parte a causa di un infortunio causato intenzionalmente dalla sua rivale, che le distrugge la carriera, viene reclutata da un suo cugino, pezzo grosso negli apparati di Mosca, alla Sparrow School, la scuola delle “rondini” in una imprecisata località russa, dove il servizio segreto interno russo addestra giovani donne a usare la mente e il corpo come armi contro uomini, generalmente americani o europei. Le escort dei servizi russi puntate contro l’occidente.
Quel giorno stesso, lo sappiamo da uno dei documenti rilasciati dal Dipartimento di Giustizia americano che abbiamo ritrovato sul caso Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per pedofilia acquista quattro biglietti con la carta American Express per la prima proiezione a Los Angeles di “Red Sparrow”.
Il giorno dopo Epstein, visibilmente entusiasta, ordina per mail t-shirt e felpe con “colombe rosse” disegnate, i colori della bandiera americana e la scritta “Red Golbys” (la traslitterazione della parola russa per colomba). Quindi scrive al suo amico Tom Pritzker, ereditiere della grande dinastia alberghiera americana, che quelle felpe “Red sparrow” sono “medaglie al merito” per le sue ragazze. Molte delle quali russe o dell’est Europa. Non sono coincidenze, nella storia di ricatti internazionali di Epstein.
Ora un nuovo libro, scritto anche questo da un ex agente della Cia, Sean Wiswesser, sostiene che le “scuole delle escort russe” continuano a esistere ben dopo la fine dell’Unione Sovietica. Vladimir Putin non ha cambiato idee né metodi, e le escort-spia sono uno dei principali mezzi della guerra ibrida di Mosca. Nel suo libro Wiswesser cita proprio Jason Matthews, il libro e il film amatissimi da Epstein, in cui la Russia gestisce un’accademia di addestramento – la cosiddetta “Scuola Statale 4” – dove le donne venivano addestrate allo “spionaggio sessuale”. E diventavano, il termine tecnico è questo, “swallows”.
Wiswesser però non ha scritto un romanzo ma un saggio analitico (il titolo è “Tradecraft, Tactics and Dirty Tricks: Russian Intelligence and Putin’s Secret War"), e scrive: «Non ho motivo di dubitare della veridicità di questa scuola». Tuttora. Dal Kgb al Svr (i servizi segreti esteri, eredi del famigerato primo direttorato del Kgb) le basi delle tecniche e competenze spionistiche russe non sono cambiate, e diversi disertori russi gli hanno confermato esplicitamente l’esistenza di queste scuole. Dove scuola di sesso e spionaggio si fondono. «I nostri servizi segreti – ha dichiarato Wiswesser, che ha passato lunghi anni in una stazione della Cia in un luogo secretato della Russia – non sono certamente attrezzati al momento per affrontare questo livello di minaccia».
La Cia ha accettato un po’ a malincuore, a quanto pare, che Wiswesser raccontasse tutto questo, pur non rivelando informazioni top secret. Matthews stesso descrisse in modo eccellente alcuni aspetti della cultura delle “swallows”, le ragazze spia. Wiswesser racconta un caso relativamente recente, una rondine russa di nome “Violetta”, che reclutò un marine di stanza a Mosca, all’ambasciata americana. Lui fu distrutto, pagò col carcere, fu infine liberato. Per lei era normale lavoro.
I russi reclutano anche compatrioti che studiano all’estero o che possano passare per studenti universitari o specializzandi, come fu nel caso della celeberrima Anna Chapman, che aveva sposato un britannico e aveva doppia cittadinanza. Qui non serviva neanche addestrarle come clandestine e dare loro una nuova identità. Il padre della Chapman era un ufficiale del Kgb. Wiswesser spiega che è una costante delle spie russe, passarsi il lavoro di padre in figlio. O figlia. Un altro esempio famoso di russa che usò la seduzione, per entrare nel giro trumpiano, Maria Butina, si pose come presunta attivista russa per il diritto alle armi. Ironia della storia, i russi – a differenza degli americani– non hanno il diritto di portare armi.
Non sappiamo se fosse o meno una spia, ma una delle principali destinatarie delle felpe regalate da Epstein alle sue ragazze è stata, lo mostrano i documenti della Giustizia, una donna che ha reclutato altre donne per lui, e è entrata in contatto molto stretto con due maschi pezzi grossi del potere americano. Una russa, di nome Svetlana. Ma questa è un’altra storia. —