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 2026  agosto 04 Martedì calendario

La famiglia, le radici, il futuro. Gerry Scotti si racconta: il 7 agosto compie 70 anni, continua la stagione trionfale della Ruota della fortuna su Canale 5

La famiglia, le radici, il futuro. Gerry Scotti si racconta: il 7 agosto compie 70 anni, continua la stagione trionfale della Ruota della fortuna su Canale 5. Nel suo ristorante preferito di pesce lo trattano come un re. «Per i 60 anni sono stato in America, un viaggio meraviglioso, ho percorso la Route 66 in moto. Quest’anno» dice ridendo «facciamo la Piacenza-Lodi». Di sicuro farà festa in famiglia. «Sono figlio unico», spiega «e ho solo un figlio, Edoardo. Gli ho detto: “Tu e tua moglie fate tutti i figli che volete, non preoccupatevi che alla scuola e alle cose pratiche ci penso io”. Registro tre puntate della Ruota al giorno, ma alle quattro devo essere fuori, vado a prendere mia nipote Virginia. Ha sei anni, è la prima. Poi sono arrivati Pietro e Olivia». In pace con sé stesso, Virginio Scotti, nato a Camporinaldo, frazione del comune di Miradolo Terme (Pavia) è legato ai valori. Stessi amici di quando non era famoso, grato ai Berlusconi – padre e figlio.Zio Gerry è un nonno felice.
«I nipoti sono il regalo più bello. Virginia da piccolina non capiva come potessi stare con lei seduto sul divano e anche in tv. Mi fissava. Chiacchieriamo, le bambine hanno una marcia in più, non c’è niente da fare».

Il conduttore con Samira Lui a “La ruota della fortuna" 
Come si immaginava a 70 anni?
«Chi è cresciuto, come me, in campagna e poi in periferia, ha negli occhi i vecchi segnati dal dopoguerra. Mi sembravano vecchi ma avevano 54, 57 anni. Ai tempi del mio papà, operaio (lavorava alle rotative del Corriere della sera), se pensavo ai 70 anni mi dicevo: speriamo di arrivarci, sulle mie gambe».
Ci è arrivato bene, no?
«Parlo sempre del mangiare e del bere ma ci vuole disciplina. Riso in bianco in camerino, e via. Ho messo un pezzo di ricambio al ginocchio, la vera paura che ho preso è stata con il covid, ero quasi da rianimazione. In quelle notti era obbligatorio arrivare al mattino dopo».
Da chi pensa di aver ereditato il talento artistico?
«Un nonno contadino, l’altro panettiere: l’unico Dna che ho ereditato è quello della fatica. Forse l’unico che aveva un po’ di talento era mio padre, montava a cavallo senza sella e sembrava un attore americano. Faceva le serenate. Gli dissero: “Vai in quella strada, al 4”. Lui andò al 3, si affacciò mia mamma e la sposò».

La famiglia quanto conta?
«Tanto. In uno spot faccio la nonna, mi chiama un cugino: “Sembri la zia Gianna”».
Sorride. A casa com’è?
«Rompiballe. Non sprecate l’acqua, dividete la carta dal resto, spegnete le luci».
La parentesi politica?
«Ero socialista perché uno dei nonni lo era. Non avevo in tasca tessere di partito, ho votato radicale e socialista, ma nel 1987 fui contattato dal gruppo dei Giovani socialisti della Bocconi. Presentavo per loro le feste di piazza: “Non abbiamo un candidato”. L’ultimo era stato Strehler. Venni eletto».
Intanto era il volto di DeeJay Television.
«Ero a Riccione, per andare a Roma mi serviva un vestito blu. La commessa mi fa: “Prenda un completo color salvia”. Blu non le pareva giusto, non mollava. “Non volevo dirglielo, devo andare a un funerale”. La cosa più bella, la telefonata di mia madre: “Gerry, ci sono i carabinieri”, la rassicurai: “Sarà per una multa”».
L’esperienza da deputato?
«Non avevo grandi rapporti. Mi avevano promesso la Commissione di indagine sulla condizione giovanile, ma uno che ha fatto il disc jockey non sembrava adatto. Tornai in tv. Non sono riuscito a liberarmi del vitalizio. Lo devolvo».
Oggi per chi vota?
«Faccio fatica a votare, l’ultimo voto – per affetto e gratitudine – l’ho dato a Silvio Berlusconi».
Che pensa di Vannacci?
«Non tocca a me giudicarlo. Apprezzo tutti i comunicatori democratici, lui mi sembra sopra le righe. Siamo lontani».
Quanto si è divertito?
«Ho lavorato tanto, non senti la stanchezza se hai la fortuna di lavorare con gli amici. Cecchetto aveva visto in me qualcosa, ma era rigidissimo, io per scherzo scaricavo gli estintori. Il regista Federico Besana fumava 4 pacchetti al giorno, gli mettevamo le miccette nelle sigarette. Un giorno a Radio DeeJay viene George Michael: “Can I have a cigarette?”. L’accende e gli esplode in faccia. Sembrava Willie il Coyote, la prese bene».

A metà anni 80, con l’esplosione dei videoclip, nasce Deejay Television: Scotti è nella squadra con, tra gli altri, Amadeus, Fiorello, Jovanotti, Linus 
Si dia un merito.
«Aver cambiato genere. Mai stato snob, non ho mai avuto la puzza sotto il naso. Non tutti i miei colleghi sono stati capaci, a cavallo degli anni 90, di fare i giochi. Ora sono diventati la prima serata degli italiani».
Mai pensato di andare in Rai?
«Mai. Carlo Conti è il Gerry Scotti della Rai»
Cosa pensa di Amadeus?
«Mi farebbe piacere che tornasse».
E se tornerà “Passaparola”?
«Io ci metterei una donna a condurlo, ce ne sono tante in gamba. Ma alle ragazze non pensano mai».