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 2026  agosto 04 Martedì calendario

In Australia le piattaforme devono pagare una tassa per salvare i giornali

Dovranno pagare i giornali oppure versare una tassa allo Stato, che finanzierà sempre l’editoria giornalistica. L’Australia metterà le grandi piattaforme digitali all’angolo. Primo scenario. Google, Meta, TikTok e LinkedIn raggiungono accordi economici volontari con gli editori australiani. Accettano di pagare del denaro agli editori perché conquistano traffico e pubblicità proponendo anche notizie giornalistiche. In assenza di un’intesa – secondo scenario – le piattaforme versano allo Stato il 2,5% dei ricavi prodotti nel Paese con la pubblicità digitale. Il denaro eventualmente riscosso con la tassa sarà restituito agli editori attraverso un sistema che terrà conto, tra l’altro, del numero di giornalisti e dei collaboratori freelance impiegati. Le piattaforme potranno ridurre il prelievo attraverso gli accordi sottoscritti con gli editori. Per ottenere il trattamento più favorevole, dovranno raggiungere intese con almeno sei gruppi editoriali. La misura non è ancora una legge. Il governo ha scritto una proposta che andrà in Parlamento nelle prossime settimane. Si chiama News Bargaining Incentive, incentivo alla contrattazione sulle notizie. Questa norma interesserà le piattaforme digitali che realizzano in Australia almeno 250 milioni di dollari di ricavi all’anno (circa 150 milioni di euro). Una novità riguarda LinkedIn. Il social professionale di Microsoft era escluso dalla prima versione della proposta. Ora rientra tra i “tassabili” perché non è più solo una piattaforma che aiuta a trovare lavoro. A sua volta ospita e distribuisce notizie, analisi e video editoriali.