la Repubblica, 4 agosto 2026
Il Basquiat di Vittorio Cecchi Gori è a New York
Per 16 anni è stato il quadro che tutti cercavano e nessuno riusciva a trovare. Un Basquiat acquistato da Vittorio Cecchi Gori a New York nel 1998 per 330 mila dollari, diventato oggi un capolavoro da 18 milioni, ceduto 12 anni dopo all’avvocato Giovanni Nappi per saldare parcelle professionali da due milioni di euro e poi svanito nel nulla. Attorno al Wine of Babylon si combattono battaglie nei tribunali civili e penali. Indagano i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale e la procura di Roma, che contesta a Rita Rusic – da sempre convinta che il dipinto fosse di sua proprietà – di averne fatto perdere le tracce, sottraendolo alla disponibilità di quello che i pm ritengono il legittimo proprietario: Nappi, storico legale del suo ex marito. Adesso, però, a quella storia si aggiunge un capitolo che sembra uscito da un thriller internazionale. Una telefonata dagli Stati Uniti. Un informatore americano. Un deposito a Miami Beach. Un facoltoso imprenditore di Bel Air. E una tela che, dopo 16 anni, riemerge dal nulla. A Los Angeles. Per capire come un quadro possa trasformarsi nel protagonista di un intrigo internazionale bisogna partire dal suo autore. Jean-Michel Basquiat, il ragazzo di Brooklyn che conquistò Andy Warhol prima di morire a soli 27 anni, è oggi uno degli artisti più quotati al mondo. Il Wine of Babylon, acquistato da Cecchi Gori alla Tony Shafrazi Gallery di New York, appartiene a quella stagione irripetibile. Nel 2010 la storia cambia. Schiacciato dai debiti, Cecchi Gori si rassegna a cedere il Wine of Babylon a Nappi per saldare parcelle professionali maturate in anni di assistenza legale. Il Basquiat è suo. Almeno sulla carta. Perché il quadro non lascia mai l’elegante appartamento romano del produttore. È lì che nasce il giallo. L’avvocato va a ritirare il dipinto convinto che la vicenda sia chiusa. È invece proprio in quel momento che comincia. Quella tela non uscirà mai da quella casa. Rita Rusic – ex moglie di Cecchi Gori – gli si oppone, convinta che il Basquiat le appartenga. La porta si richiude. E il Wine of Babylon scompare. L’opera d’arte diventa un caso giudiziario. Per riavere il Basquiat, sostengono i pm, Nappi avrebbe dovuto accettare che il 75 per cento del ricavato della futura vendita finisse a Rusic. Il legale rifiuta. E il Basquiat sparisce da ogni radar. Per la procura viene trasferito dall’imprenditrice in un luogo sconosciuto all’estero, così da impedirne il recupero all’avvocato. È il cuore dell’inchiesta che contesta alla produttrice cinematografica i reati di tentata estorsione, autoriciclaggio e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. Gli anni passano. Le sentenze riconoscono a Nappi la proprietà del dipinto, ma del Wine of Babylon non c’è più traccia. Più cresce il suo valore, più il Basquiat sembra dissolversi. Così l’avvocato gioca l’ultima carta. Mette, nell’aprile del 2024, una taglia sull’opera: promette un milione di dollari a chiunque sia in grado di condurlo fino al quadro fantasma. È quella ricompensa a rimettere in moto la storia. All’inizio del 2026 un informatore americano rompe il silenzio e telefona a Nappi. Dice di sapere dove si trovi il dipinto. L’avvocato decide di verificare quella pista affidandosi a un suo amico, un facoltoso imprenditore residente a Bel Air, il quartiere delle grandi ville di Los Angeles. Sono i suoi contatti a condurre fino a un deposito di Miami Beach, dove il Wine of Babylon sarebbe rimasto nascosto per diversi anni. L’opera è appoggiata a terra. Qualcuno strappa il cartone che la protegge. Riaffiora il tratto inconfondibile di Basquiat. Dopo sedici anni, il quadro fantasma torna alla luce. È un dettaglio destinato ad alimentare interrogativi. Miami Beach è anche la città indicata negli atti della procura di Roma come luogo di residenza di Rusic. Una circostanza che, da sola, non dimostra alcun collegamento tra il deposito e la produttrice cinematografica, ma che inevitabilmente si intreccia con l’inchiesta dei pubblici ministeri, l’aggiunto Giovanni Conzo e il sostituto Stefano Opilio. Secondo la ricostruzione raccolta da Repubblica, l’imprenditore di Los Angeles avrebbe anticipato il milione di dollari promesso all’informatore. Da quel momento il Wine of Babylon avrebbe lasciato la Florida per raggiungere Los Angeles, dove si troverebbe tuttora, mentretra Roma, Milano e il Principato di Monaco sarebbero già iniziate interlocuzioni riservate per una possibile vendita da 20 milioni di euro. Prima che il dipinto possa rientrare in Italia bisognerà però ricostruire spostamenti, documenti e passaggi di mano. Raggiunto telefonicamente Giovanni Nappi non ha voluto commentare. Per 16 anni il Wine of Babylon è stato il quadro che tutti cercavano e che nessuno riusciva a trovare. Oggi quel Basquiat è riemerso. Ma il suo viaggio potrebbe non essere ancora finito. Perché se il mistero della sua scomparsa sembra finalmente risolto, resta ancora da capire chi dovrà rispondere di quei lunghi anni trascorsi nel buio.