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 2026  agosto 04 Martedì calendario

Torna Requiem per una monaca di Faulkner


Con una nuova traduzione di Requiem per una monaca a cura di Carlo Prosperi, La nave di Teseo prosegue nella benemerita impresa di riproporre alcuni classici di William Faulkner, vincitore nel 1949 del Nobel per la letteratura.
In breve sintesi, i fatti che precedono lo svolgimento di questo romanzo torvo e magnifico, ambientato a Jackson (un nome ideale) nel Mississippi in quegli stessi anni, sono condensabili in poche righe. Queste. Nancy Mannigoe, una prostituta nera, drogata, è stata assunta per badare ai bambini – un maschietto e una femmina di appena sei mesi – dalla ricca famiglia borghese di Temple Drake-Stevens. Ad appena diciassette anni, Temple, con la scusa di andare a una partita di baseball, è fuggita dal college, e in una fermata intermedia del treno è scesa per incontrare Gowan, il suo attuale marito, allora diciannovenne e già parecchio ubriaco. Infatti, poco dopo, i due si schiantano con la macchina contro un albero. Dopo un ambiguo passaggio in casa di uno spacciatore d’alcol, Temple viene rapita e finisce in un bordello. Da lì, scrive lettere vergognose e assai compromettenti a un certo Red, fratello dell’uomo (un gangster di nome Pete) che nel bordello è diventato suo amante. Ma poi ritorna a Jackson, apparentemente redenta, e sposa Gowan. Ora vorrebbe fuggire nuovamente con Pete. Per evitare il compimento di quest’altro atto criminale – la distruzione di una famiglia – Nancy soffoca nel letto la bambina di sei mesi. Alla polizia che le domanda se è stata lei, risponde: «Sì, Signore Iddio».
Appendice di un precedente romanzo di William Faulkner, Santuario, nel quale Temple viene brutalmente deflorata con una pannocchia di granoturco, Requiem per una monaca è strutturato come un vero e proprio dramma in tre atti, intervallati da altrettanti interludi narrativi. Ai quali non è affidato soltanto il compito di far risaltare ancora di più le lancinanti parole che i protagonisti pronunciano sul palcoscenico, ma anche, e soprattutto, quello di contestualizzare la vicenda e raccontare, negli anni che vanno dalla metà dell’Ottocento alla metà del secolo successivo, il Sud degli Stati Uniti: una regione primordiale, incandescente, disumana; eroica nella lotta contro la terra vergine e la natura, contro gli egoismi e la violenza, per creare un luogo non precario, un’esistenza non precaria, una patria nelle terre sottratte agli indiani.
A Jackson, al di sopra delle ville coloniali dei bianchi che spuntano tra le baracche dei neri e degli schiavi, tre edifici sono al centro di ogni vicenda umana: il Tribunale, il Parlamento e la Prigione. Un tempo costruzioni modeste fatte con tronchi di legno e fango, man mano modificate con lo scorrere degli anni, quando sulle sue strade polverose non si vedranno più i muli e i carri, bensì le prime automobili e le rotaie del treno. Tre edifici nei quali si svolge un’azione teatrale all’inizio enigmatica, poi sempre più scoperta, fatale come una tragedia greca.
Avremo una città – pensano i primi abitanti di Jackson, mentre all’emporio di Ratcliffe aspettano ogni due settimane l’arrivo di un solitario cavaliere che nella borsa chiusa da un lucchetto porta la posta. Una chiesa – dicono – già l’abbiamo; costruiremo un tribunale: «Alto come le nuvole, solido come la roccia, dominante su tutto, come protettore dei deboli, arbitro e freno delle passioni, depositario e guardiano delle speranze e delle aspirazioni». Persino negli schiavi che lavorano alla sua edificazione, la semplice mente infantile si accende al pensiero di contribuire a quest’opera monumentale; e timidamente, si guardano in faccia durante il lavoro, «quasi a credere (adesso) che gli uomini fossero migliori, loro stessi migliori, e più puri».
Donne a confronto
Nancy, prostituta nera, drogata, è stata assunta per badare ai bambini della ricca Temple
È al Tribunale che, accompagnati dallo zio Stevens, avvocato, si recano Gowan e Temple, per assistere all’interrogatorio di Nancy Mannigoe. Prima, nel salotto di casa (sono appena tornati dalla California), Gowan, l’ex alcolizzato, ha bevuto un whisky ed è esploso: «Bevo dopo otto anni. Otto anni senza bere e ciò che ho ottenuto è una figlia ammazzata da una puttana negra che non si è data nemmeno alla fuga cosicché un poliziotto potesse spararle come un cane rabbioso!». Ora, la colpevole, scurissima, avrà una trentina d’anni, nell’aula del tribunale è impassibile. Volge gli occhi lontano. «Hai niente da dire?» le domanda il giudice. Lei tace. «Sei tu che hai soffocato la bambina nella culla?». Lei stavolta risponde: «Sì, Signore Iddio». Fuori, le pale di un battello rotolano dolcemente nelle acque più basse del fiume. Il tempo è sospeso. Temple è schiacciata dalla colpa.
Perché è stata lei a scendere diciassettenne da quel treno e a seguire Gowan in macchina; è stata lei, durante la permanenza nel bordello, a scrivere quelle lettere vergognose sapendo che sarebbero servite a ricattarla; è stata lei ad assumere Nancy per condividere con lei delle memorie losche alle quali non riesce a rinunciare; infine, perché sa che l’omicidio di Nancy, la sua bambina soffocata nella culla, è stato compiuto dalla prostituta nera per fermare l’abbandono del tetto coniugale, e salvare lei, Temple, il suo matrimonio vacillante, insieme alla sua perdizione.
Al governatore, dal quale con l’avvocato Stevens sta per recarsi, vuol chiedere di salvare Nancy; di mutare la sentenza di impiccagione. Sono io, Temple, la colpevole, gli dirà; Nancy è una pazza. Il governatore, però, non recede. Nancy rientra nel buio della prigione, nella quale passerà la notte prima dell’esecuzione. E Temple vorrebbe chiedere perdono; ma a chi? Alla donna che ha ucciso sua figlia quando lei stava per scappare col ricattatore che aveva in mano le sue luride lettere? A Dio? Viene il mattino. Nancy e Temple sono una di fronte all’altra. È un momento terribile. A te – dice Temple – non resta che morire; io devo affrontare un eterno domani. Fa che Lui mi dica come. Lui, è Gesù. Fidati di Lui – dice Nancy —, accetta come Lui la sofferenza che redime; patisci l’angoscia come Lui, un uomo, l’ha patita.
Ma c’è un Paradiso, Nancy? Lei risponde: non lo so. E con questa risposta sconvolgente, cala il sipario sul romanzo bellissimo, straziante, mentre il silenzio tombale è rotto dal rombo dei treni, ormai veloci, che corrono verso il Nord.