Corriere della Sera, 4 agosto 2026
Serve una cultura del cervello
Caro direttore, continuo a vedere adolescenti che non diventano mai adulti, e adulti che si atteggiano ad adolescenti e si affrontano in un dialogo tra sordi con i loro figli, con tutte le incomprensioni e i conflitti che ne conseguono. Quello che sta accadendo è sotto gli occhi di tutti. Mai come oggi, stiamo assistendo allo strapotere, al dominio assoluto sulle azioni e decisioni dei più giovani, di quella manciata di neuroni che producono la molecola più potente che abbiamo nel nostro cervello: la dopamina. È soprattutto lei che «inizia le danze», che motiva e muove i passi del nostro comportamento, e ci spinge all’ossessiva, tenace ricerca di quel «di più, di più», perché ci fa sentire perennemente insoddisfatti, e frustrati, rendendoci inquieti, mai sazi, nonostante i risultati raggiunti. Alcol, droghe di ogni tipo e natura, dipendenza dai social, mancanza di sonno, tanto per citarne alcune che, assunte precocemente in quel «cantiere aperto», costituito dal cervello nel delicatissimo periodo dell’adolescenza, sollecitano, stimolano oltremisura l’azione della dopamina nei circuiti neurali del desiderio, del piacere e dell’immediata gratificazione. Ne consegue un progressivo sfaldamento, e un ulteriore indebolimento della corteccia prefrontale che negli adolescenti non ha ancora compiuto le fondamentali tappe della sua definitiva maturazione, ma anche il dilagare del disagio mentale, nelle sue varie forme. Il problema principale e i suoi effetti che ci appaiono sconcertanti partono da qui! La corteccia prefrontale, nel cervello, ha il delicato compito della pianificazione delle nostre azioni, del controllo delle emozioni e ci conferisce quel senso di discernimento necessario a comprendere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Quel senso del limite, quel perimetro definito, senza il quale si spalanca il vuoto. Questa parte del cervello agisce, in altri termini, come una sorta di «tutor interno» che soprattutto a questa età rappresenta l’ultimo freno per inibire e contrastare impulsi, comportamenti e istinti di ogni genere. È quel «fermati, non farlo», quando l’azzardo, l’azione è nel procinto di compiersi, ma sembra che questa voce, questa esortazione, sia diventata sempre più flebile e inascoltata dal cervello dei più giovani, se non addirittura scomparsa dal loro flusso di pensiero, coscienza. Oggi più che mai, il cervello degli adolescenti è sotto attacco, messo a dura prova, per una moltitudine di stimoli, sollecitazioni sempre più emergenti che contribuiscono a determinare cambiamenti strutturali, a volte permanenti, di quest’organo compromettendo seriamente il suo sviluppo armonico, perché tutto ciò ha un impatto negativo sul suo assetto e sviluppo definitivo. Dobbiamo partire da qui, essere consapevoli, tutti, di questo. Le analisi sociologiche, psicologiche e politiche possono non bastare, il problema va affrontato alla radice altrimenti si rischia di non comprendere fino in fondo la portata del fenomeno che abbiamo di fronte e, più che con la sola repressione bisognerebbe, invece, affrontarlo anche con una seria e capillare prevenzione, elevandola a metodo di insegnamento e formazione. È necessario, quindi, rimettere al centro nei dibattiti, nei confronti, il cervello, l’organo in quanto tale e la sua biologia con le sue molteplici funzioni, e potenzialità. Soprattutto in quella straordinaria fase della vita, costituita dall’adolescenza. La proposta: mi appello alla politica, di destra e di sinistra, bisogna marciare insieme, uniti, e promuovere una sorta di «cultura del cervello», diffondere la sua conoscenza. È necessario che le neuroscienze entrino nelle scuole per stimolare, attraverso incontri generazionali scadenzati, la realizzazione di un piccolo momento didattico dedicato ai giovani, per parlare del loro cervello, delle conseguenze delle loro scelte, azioni e decisioni. Vanno coinvolti, sin dall’inizio, genitori e insegnanti, mirando al confronto e non alla contrapposizione. Perché in ballo c’è molto, moltissimo: il futuro delle nuove generazioni, il loro equilibrio, per affrontare al meglio le tante sfide che le attendono nel corso della vita.