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 2026  agosto 04 Martedì calendario

Luce, è prezzo record da tre anni


Salgono sempre di più le temperature in Europa e si surriscalda la crisi energetica, con una produzione più bassa e prezzi dell’elettricità che si impennano. Il paragone non è simbolico. Il grande caldo e la siccità che ne consegue sta impattando fisicamente sulla generazione elettrica e questo perché l’abbassamento dei livelli dei grandi fiumi – il Po in Italia e il Danubio nell’Europa centro-orientale – sta costringendo alcune centrali elettriche raffreddate ad acqua allo stop. Così sta accadendo in Pianura Padana, dove tre impianti a gas sono fermi e quattro hanno dovuto limitare la potenza, e così è in Francia e in Ungheria per i reattori atomici. Ma è in Romania che la situazione è più grave. La portata del Danubio è scesa tra i 1.550 e i 1.600 metri cubi al secondo, un valore quasi tre volte inferiore rispetto alla media stagionale. Dopo aver chiuso una settimana fa il primo reattore della centrale nucleare di Cernavodă, ieri il governo ha tentato un intervento eccezionale: la Marina militare ha fatto esplodere una roccia nel punto in cui il Danubio si divide per deviare il flusso d’acqua verso la centrale allo scopo di mantenere in funzione il secondo reattore e avere almeno una produzione elettrica parziale. Cernavodă copre quasi il 20% del consumo di energia del Paese. Bucarest ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale fino al 31 agosto e ha avviato trattative con Ucraina, Bulgaria e Grecia per importare energia e gestire i picchi di consumo.
Est Europa
Bucarest ha avviato trattative con Ucraina, Bulgaria e Grecia per importare energia
I riflettori sono puntati anche sul nostro Paese, dove il Po ha raggiunto un livello di severità idrica «alto», come ha comunicato l’Osservatorio Permanente sugli utilizzi idrici coordinato dall’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po. Alcune centrali sono state fermate, come era già successo nell’estate del 2022. A causa della minore capacità di produzione nazionale e di una minore importazione di energia da Paesi che in genere sono nostri fornitori – Francia e Svizzera – la tensione si riflette sui prezzi. Ieri il Pun (prezzo unico nazionale che si forma sulla Borsa gestita dal Gme, il Gestore dei mercati energetici) ieri ha raggiunto i massimi da tre anni e mezzo e per l’esattezza dal 23 gennaio 2023 nel pieno della crisi energetica con la Russia. Un megawattora di luce sul mercato all’ingrosso costava 197 euro come media giornaliera. C’è un indicatore in particolare che ieri ha evidenziato lo stress sul mercato elettrico italiano ed è il cosiddetto «Clean spark spread» che misura la differenza tra il prezzo medio giornaliero (Pun) e il costo standard medio di produzione di una centrale a gas. «L’indicatore – spiega Giulio Bettanini, esperto di mercati elettrici – è pubblicato dall’Arera e oggi (ieri, ndr), questo spread è di 50,5 euro al megawattora, un valore vicino al record».
Allarme anche in Francia, a causa delle temperature prolungate oltre i 40 gradi che hanno causato il surriscaldamento dell’acqua in alcuni fiumi come il Rodano, la Garonna e la Mosa. Edf ha dovuto fermare tre reattori nucleari sui 57 esistenti, il che significa una perdita di potenza disponibile di circa il 15% del totale. E per lo stesso motivo in Ungheria la centrale nucleare di Paks, che fornisce quasi la metà dell’elettricità del Paese, è stata fermata completamente per un problema di scarsità di acqua del Danubio. I grandi consumatori industriali rischiano l’interruzione della fornitura elettrica. Diverse aziende, tra cui Mercedes e Suzuki, hanno annunciato l’intenzione di risparmiare energia negli stabilimenti produttivi. La popolazione continua a essere invitata a limitare i consumi durante le ore di punta, tra le 17 e le 22, evitando ad esempio la ricarica di auto elettriche e l’uso di condizionatori. Il Paese sta ora attingendo alle riserve elettriche nazionali e si sta attivando per le importazioni. «L’Est Europa – dichiara Luca Lo Schiavo, esperto di regolazione presso Erra(associazione internazionale di Autorità di regolazione con sede a Budapest) – è a un passo dalla riduzione forzosa dei consumi».