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 2026  agosto 04 Martedì calendario

La bomba umana

Per definire l’arrivo a Ceuta di decine di migliaia di persone giunte a nuoto dalle coste del Marocco, si è usata spesso – in questi giorni – l’espressione «bomba umana». Espressione che allude all’ipotesi secondo la quale dietro l’evento potrebbe esserci una precisa volontà politica: una sorta di meccanismo a orologeria.
Le parole pesano non solo per quello che dicono, ma anche (a volte di più) per quello che evocano. In questo caso, la forma è la stessa da un lato del neologismo «bomba d’acqua»: come se si trattasse di un fenomeno atmosferico, di un imprevedibile disastro naturale. Dall’altro, ci riporta – più strettamente – a quello «scudo umano» che già dal ’900 fa purtroppo parte del lessico bellico. Tornando indietro ancora di un secolo, alle persone usate come «carne da cannone»: vittime sacrificabili (più che sacrificali) sull’altare della guerra.
Nei primi usi di «bomba umana» questo significato si spostava dalla vittima al carnefice: «Terrorista che si fa saltare in aria durante la deflagrazione», spiega il Vocabolario Treccani. Nell’uso che se ne sta facendo in questi giorni – e già si è fatto altre volte in occasione di analoghe crisi – è invece l’elemento umano a definire la natura stessa dell’arma. Il ricorso alle migrazioni di massa come armi, d’altra parte, è teorizzato almeno dal 2010. Il risultato è che l’aggettivo «umano» non è più associato a ciò che viene distrutto, ma a ciò che serve a distruggere. E allora ecco il Pontefice che, a poco più di due mesi dall’enciclica Magnifica Humanitas, dopo aver parlato – nel commento al Vangelo – di Gesù come nostro «fratello in umanità», esprime tutta la sua preoccupazione per la situazione di Ceuta. Perché la vera nemesi dell’umano non sta nell’aspetto inumano di ciò che è artificiale, ma nell’atteggiamento disumano di esseri umani verso altri esseri umani.