Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  agosto 04 Martedì calendario

Premessa. Sono gli ultimi due «animali politici» rimasti in Consiglio europeo. Pedro e Giorgia, tanto diversi quanto speculari

Premessa. Sono gli ultimi due «animali politici» rimasti in Consiglio europeo. Pedro e Giorgia, tanto diversi quanto speculari. In una ormai eterna corrida fatta di polemiche, sgambetti e relazioni complicate. L’ultima, diventata un caso diplomatico clamoroso, è quella sull’emergenza migranti a Ceuta. Sánchez e Meloni sembrano specchiarsi l’uno nell’altra, e viceversa, per darsi forza e ribadire che un’alternativa è possibile: «Sono io!».Il leader socialista è «il modello» (l’ennesimo di una lunga serie) da cui la sinistra dice di «voler ripartire» per arrivare alla presa di Palazzo Chigi. Lo testimoniano le visite e la consuetudine di Elly Schlein con il primo ministro di Madrid, ma anche le frequenti citazioni di Giuseppe Conte. Meloni, di converso, è la regina della destra europea, amica di Santiago Abascal – capo di Vox nonché feroce oppositore di Sánchez – nonostante abbia lasciato la famiglia di Ecr per passare al gruppo dei Patrioti. La premier negli ultimi anni ha partecipato ai suoi comizi in Spagna (come dimenticare il mitico tormentone «Yo soy Giorgia»?); si è collegata da remoto alle sue iniziative politiche; è stata perfino sua ospite i primi giorni del 2026 (fa fede un breve video di «Giorgia» che guida la Mini rossa di «Santiago» facendo il segno della vittoria con le dita, lo scorso 4 gennaio).
Le relazioni parallele di Sánchez (con il Pd) e di Meloni (con la destra di Vox) hanno spesso fatto da detonatore e amplificatore a un rapporto che alla fine ha mischiato politica interna ed estera, carne e pesce, come in una grande paella valenciana. In un’arena in cui spesso toro e torero si sono scambiati le parti in commedia.
Non è un caso che in quattro anni la presidente del Consiglio non abbia mai messo piede alla Moncloa, al contrario dello spagnolo che una volta è andato a Palazzo Chigi (aprile 2023).
Eppure, nonostante tutto, Italia e Spagna su tanti dossier che contano hanno avuto una posizione unitaria e molto mediterranea, facendo asse a Bruxelles: dalla Politica agricola comune (Pac) a tutte le questioni che riguardano i fondi di Coesione e il bilancio in generale, argomenti cari ai Paesi del Sud.
Certo, fanno notizia le divisioni, questo sì. Come quelle per la direzione della Fao: con le candidature contrapposte dell’ex dem Maurizio Martina (sponsorizzato dal governo italiano in un fantastico cortocircuito con il Pd) e Luis Planas, ministro dell’agricoltura di Sánchez. Ma anche quelle per l’immigrazione e la lotta al cambiamento climatico.
È l’«historia de una tensa relación», come scrive il corrispondente da Roma di La Vanguardia Francesco Olivo. Tuttavia questa «relazione tesa» non ha impedito a Meloni di coltivare ottimi rapporti diplomatici con la corona spagnola, come racconta la visita in Italia del Re Felipe e consorte con tanto di pranzo a Villa Pamphili con la leader.
Al di là delle sfide di sistema, la politica e gli interessi nazionali hanno spesso diviso i due, Pedro e Giorgia, così diversi ma anche così simili. Viene in mente la carica di inviato Nato per il Mediterraneo: posizione a cui l’Italia puntava, ma che è stata infine conquistata dal diplomatico spagnolo Javier Colomina. E poi per esempio ci fu anche il «no» di Roma alla proposta spagnola di includere il catalano, il basco e il galiziano tra le lingue ufficiali dell’Unione europea. Colpo su colpo, olè. Tra bilaterali negati a Bruxelles e agende che proprio non si incrociano. Come quando il primo ministro spagnolo è venuto in Italia, lo scorso maggio, per incontrare papa Leone XIV, ma non Meloni. Nell’ottica di questa relazione si capisce anche la corsa di Sánchez a dare «solidarietà» alla premier dopo gli attacchi subiti da Donald Trump lo scorso giugno, dopo mesi di trincea del socialista con la Casa Bianca su tutto. Ora con la crisi dei migranti e la chiusura di Schengen è tutto un derby Italia-Spagna. Match che il mister catalano Pep Guardiola si è ben guardato di giocare, rifiutando la panchina della Nazionale azzurra. Ci mancava solo il calcio: sai che dribbling diplomatici...