La Stampa, 1 agosto 2026
Le lettere a Dell’Arti di Tiberio Fusco
Tiberio Fusco è un autore televisivo. Dal 1993 lavora con Piero Chiambretti. Fusco sta dietro, invisibile e talmente timido che di questo libro non fa presentazioni per impossibilità di parlare in pubblico. A questo va aggiunto che non usa i social media e scrive lettere al direttore. Il libro si intitola infatti Lettere a Giorgio Dell’Arti, che è un giornalista, lettore compulsivo di giornali, autore del Catalogo dei viventi, fondatore e direttore della newsletter Anteprima: ogni mattina alle 7 nelle email dei sottoscrittori arriva una spremuta di giornali, con le chicche della giornata. In calce all’email c’è una rubrica di lettere, nel formato classico delle lettere ai giornali. Curioso fenomeno anche questo: le lettere al direttore sono rimaste l’ultimo baluardo del Novecento, fenomeno incomprensibile vista la disponibilità di sfogo dei social. Già nel 1987 in Improvvisi per macchina da scrivere Giorgio Manganelli si interrogava «del tutto oziosamente sulla natura e gli impulsi che agitano l’anima di taluni autori di lettere ai giornali». Queste di Fusco, lo scrive anche Dell’Arti nella prefazione, sarebbero di certo piaciute a Manganelli.Nel volume le lettere appaiono in ordine alfabetico, dalla A di Alba alla Z di Zibaldone perché sarebbe impossibile organizzarle in altro modo, data la vastità ed eterogeneità degli argomenti. Prendono spunto da temi di attualità e spaziano tra cinema, cultura, letteratura, musica (principalmente classica), personaggi incontrati, memorie, sempre sul filo del ragionamento colto, della divagazione e degli aneddoti. Un bestiario umano contemporaneo, con sporadiche puntate nel passato giornalistico di Fusco, che in gioventù ha lavorato a Il Giorno ed è stato tra i collaboratori di Morando Morandini nella compilazione del dizionario del cinema. Bergman, Truffault e Woody Allen la triade dei registi preferiti. Tra i ricordi e gli episodi più curiosi citiamo, saltando qua e là: la poetessa Alda Merini che partecipa al programma di Chiambretti e dona subito il compenso ai mendicanti incrociati per strada. Brani di una intervista profetica a Dino Risi del 1996: «La tv fa più intelligenti gli stupidi e più stupidi gli intelligenti. La televisione porta una corsa sfrenata ai nasi rifatti, ai seni di silicone. Se non sei bella non lavori in tv». Consiglio per le vacanze di Enzo Bianchi: «Fermarsi e fare niente, in modo consapevole. Fare niente per sentirsi vivi». Una stroncatura senza remore del film La grazia di Paolo Sorrentino e di Toni Servillo che riesce sempre e solo a fare Toni Servillo. E una recensione entusiasta de L’angelo del focolare di Emma Dante, che porta in scena l’atroce ritualità di un femminicidio. E poi ancora una riflessione saggia sulla Prima della Scala e la smania di apparire dei presenti in sala: «Ho rimpianto di non averla vista in televisione a casa ascoltando i commenti di Bruno Vespa e Milly Carlucci». Fanno capolino anche persone umili: Giannina la balia analfabeta che ha cresciuto tre generazioni di bambini, la badante ucraina Alina e la sua casetta costruita con 20 anni di risparmi minacciata dalle bombe di Putin, l’infermiera de L’ultimo turno di Petra Volpe e la considerazione che le infermiere sono le prime persone che vediamo venendo al mondo e le ultime prima di andarcene.Abbondano la citazioni, un’ingordigia che Fusco spiega con le parole di Montaigne: «Faccio dire agli altri quello che non so dire bene, talvolta per debolezza del mio linguaggio, altre volte per la debolezza della mia intelligenza».In questa miscellanea all’apparenza scombinata, c’è in verità un filo conduttore: la ricerca di un senso della vita e una tensione verso la spiritualità. Quindi si parla molto di morte e il fulcro sembrano essere le Cartoline dai morti, una sorta di Spoon River di Franco Arminio, dove i morti raccontano la propria morte. Una per tutte: «Sono morto alle sette del mattino. Un modo come un altro per cominciare la giornata». In scia elenchiamo il consiglio di lettura, libro da leggere una volta all’anno: La morte di Ivan Il’ic di Tolstoj, «Esiste il morire, la morte non esiste più. La morte non è umana, lo è il morire». E ancora Domenico Starnone: «L’infanzia termina quando la morte si manifesta nelle persone che amiamo». Poi Mozart, in una lettera al padre: «Ho scoperto nella morte la mia migliore amica e compagna, e averla sempre presente è quello che mi dà una quiete imperturbabile, e vorrei che questa grazia l’avessero tutti gli uomini». Nelle 260 pagine del volume la parola morte, che va a braccetto con la parola vita, è tra le più citate.Per finire una chicca che l’autore intitola Tovaglie a quadretti, dove si narra di Vittorio Lingiardi, della saggezza del medico curante dottor Calosso (suo motto: «La vita è breve, la morte eterna, quindi un bicchiere di rosso ogni tanto ci sta») e dei pranzi da Pippo il siciliano del La Playa di Taormina, ristorante a Milano dove si mangia ancora con 18 euro (a pranzo), autore di una convenzione con la Baggina, la residenza per anziani che diede inizio a Tangentopoli: ogni quindici giorni un pulmino porta una decina di anziani al ristorante dove soddisfano la loro voglia alimentare di stare insieme.