il Fatto Quotidiano, 30 luglio 2026
Il patrimonio e gli affari di Malagò
Giovanni Malagò avrà uno stipendio di 240 mila euro lordi all’anno come presidente della Federcalcio, briciole rispetto ai guadagni come imprenditore. La sua fortuna galleggia su un patrimonio che, secondo gli ultimi bilanci disponibili, si aggira intorno a un netto di 100 milioni, e 8 milioni l’anno di utili netti aggregati.
L’attività di famiglia del 67enne Malagò è concentrata nella vendita di automobili di lusso (Ferrari e Maserati) attraverso la Samocar e nella cassaforte finanziaria Samofin. L’ex presidente del Coni possiede il 95% di Samofin Srl, il resto è intestato alle figlie, le gemelle Ludovica e Vittoria, avute nel 1988 da Lucrezia Lante Della Rovere. Nella Samocar Spa, attività cominciata dal padre Vincenzo, mancato nel gennaio 2023, Malagò possiede il 35%, il resto è della madre Livia Campilli e della sorella Francesca. Ma la ricchezza più sfolgorante è custodita in una terza società, la GL Investimenti Srl, che investe soprattutto in utility dell’energia (soprattutto Acea, quindi Terna, Italgas, A2A, Eni, Enel), con pacchetti nelle banche (Finnat, Banca Generali, Ifis), detentrice di partecipazioni che ai prezzi attuali valgono circa 107 milioni, oltre il doppio del costo a bilancio (48 milioni).
Questa società appartiene a Malagò per il 50%, l’altra metà è del socio Lupo Rattazzi (GL indica le iniziali). Lupo è figlio di Susanna Agnelli, la quale, avendo intuito per tempo le ambizioni del futuro presidente della Figc, lo aveva soprannominato Megalò prima ancora che conquistasse la carica che è stata il trampolino della sua carriera, la presidenza del Circolo Canottieri Aniene, ottenuta a 38 anni.
Samocar è concessionaria per la vendita di Ferrari e Maserati nel Lazio, in Campania, in Toscana e Sardegna. Nel 2024 ha venduto 135 Ferrari e 430 Maserati nuove, oltre a 147 auto usate di lusso, con un giro d’affari di 117,5 milioni e un utile netto di 4,24 milioni, 430 mila in meno dell’anno precedente. Ha un patrimonio netto di 24,9 milioni e appena 3,46 milioni di debiti con le banche. Nell’esercizio la società ha accantonato 573.877 euro in seguito all’incendio di un cantiere navale a Olbia nell’aprile 2025 nel quale sono state distrutte le barche di alcuni Vip, tra cui il Magnum 50 di Malagò.
La cassaforte Samofin nel 2024 ha dichiarato un utile netto di 1,45 milioni e un patrimonio netto di 27 milioni. L’attività è separata da quella di Samocar, mentre in pancia c’è il 50% della GL Investimenti, per un valore di 24,49 milioni. La GL è stata costituita nel 2008, Malagò conferì il 2,5% della Maire Tecnimont di Fabrizio Di Amato, l’aveva pagata molto meno del valore di Borsa dell’epoca, pari a 24 milioni. Il socio Lupo Rattazzi versò l’equivalente in denaro. Quella valutazione ha fatto soffrire i conti della GL a causa dei cali di Borsa, finché è stata alienata senza un guadagno per GL (Malagò però ha avuto una plusvalenza).
Adesso i conti di GL vanno a gonfie vele, grazie soprattutto ai rialzi di Borsa delle azioni Acea, 3,36 milioni di titoli costati 8,46 euro, in Borsa valgono 21,46: il pacchetto vale 72 milioni contro un costo a bilancio di 28,4 milioni. Gli altri pacchetti di maggior valore sono Terna (7,3 milioni, 10 volte il costo a bilancio), Italgas (3,69 milioni, il doppio del costo), Eni (2,86 milioni rispetto a 2 milioni). GL detiene anche il 2% di Banca Finnat, vicina al Vaticano, e azioni di Banca Generali per un valore di Borsa di 3,68 milioni, contro 1,6 milioni di costo. Il bilancio al 30 giugno 2025 ha un utile di 4,4 milioni, per metà spettante alla Samofin di Malagò e per metà a Rattazzi. L’assemblea ha deciso di non distribuire dividendo, ma nell’esercizio precedente era stata distribuita una cedola di 4 milioni.
La ricchezza di Malagò è completata dalla presidenza (onoraria) dell’Aniene, un circolo con 1.600 soci, il cui biglietto d’ingresso costa 30 mila euro a fondo perduto.