lastampa.it, 30 luglio 2026
Le immagini manipolate non sono tutte uguali. Alcune vengono generate integralmente dall’intelligenza artificiale, altre partono invece da fotografie autentiche sulle quali vengono applicati interventi di ritocco sempre più sofisticati
Le immagini manipolate non sono tutte uguali. Alcune vengono generate integralmente dall’intelligenza artificiale, altre partono invece da fotografie autentiche sulle quali vengono applicati interventi di ritocco sempre più sofisticati. È il caso delle due versioni dello stesso ritratto di Donald Trump: una mostra un volto segnato da rughe e imperfezioni accentuate, l’altra un’immagine più levigata e uniforme. Un esempio utile per capire come possono essere realizzate oggi queste modifiche.
La fotografia di partenza è autentica: è stata scattata dalla fotografa Reuters Evelyn Hockstein qualche giorno fa durante un comizio di Trump alla Wheeler High School di Marietta, in Georgia. Durante l’intervento, Trump ha criticato il senatore democratico Jon Ossoff facendo riferimento anche al suo aspetto fisico e, nel corso dello stesso discorso, ha citato il personaggio Pee-wee Herman chiamandolo inizialmente “Pinky Herman”. L’episodio è stato ripreso da diverse testate giornalistiche. Il giorno successivo, un account su X ha pubblicato una versione modificata dello stesso scatto, accentuando rughe, pallore e irregolarità della pelle in chiave satirica rispetto alle osservazioni fatte da Trump sull’aspetto di Ossoff.
Che la versione “invecchiata” sia un’immagine alterata è stato confermato anche da Lead Stories, organizzazione di fact-checking certificata dall’International Fact-Checking Network. Confrontando la fotografia Reuters con quella diffusa sui social, il sito ha individuato numerose modifiche: rughe aggiunte, protuberanze della pelle e alterazioni innaturali della luminosità del viso.
Oggi molti strumenti di fotoritocco utilizzano reti neurali – un tipo di modello di intelligenza artificiale addestrato a riconoscere schemi e caratteristiche nei dati, in questo caso nelle foto – per intervenire su immagini reali, riconoscendo elementi come pelle, rughe, occhi e illuminazione, modificandoli selettivamente. È un approccio diverso da quello dei modelli di intelligenza artificiale generativa, che producono invece un’immagine completamente nuova a partire da un prompt testuale.
Tuttavia, le principali piattaforme di AI hanno introdotto limitazioni per impedire la modifica o la generazione di immagini realistiche di persone reali e identificabili, soprattutto personaggi pubblici, quando queste potrebbero essere usate per creare contenuti ingannevoli o diffamatori. Manipolazioni di questo tipo però sono ottenibili anche attraverso altri software o tecniche di fotoritocco. Interventi su rughe, pelle, illuminazione e dettagli del volto possono infatti essere ottenuti combinando strumenti automatici, funzioni basate sull’intelligenza artificiale e tecniche manuali utilizzate da anni nel settore della post-produzione fotografica.
Per capire quale tipo di intervento possa essere stato applicato alla fotografia di Trump, abbiamo confrontato lo scatto originale Reuters con le due versioni circolate online attraverso un’analisi comparativa delle immagini, sovrapponendo i diversi file livello su livello per osservare dove si concentrassero le differenze. Questo tipo di confronto non permette di identificare con certezza il software utilizzato, ma può fornire indicazioni sul tipo di intervento applicato.
Dall’analisi emerge un’ipotesi tecnica plausibile. Nella versione “invecchiata” le modifiche seguono soprattutto il contorno naturale delle rughe e delle pieghe della pelle, una distribuzione compatibile con un intervento manuale di ritocco mirato, come quelli ottenibili attraverso tecniche professionali come la frequency separation – una tecnica di ritocco che separa colore e tonalità della pelle dai dettagli fini come pori e rughe, permettendo modifiche precise senza perdere la naturale texture dell’immagine. La versione “levigata”, invece, presenta alterazioni distribuite in modo più uniforme sull’intero volto, un comportamento più simile a quello prodotto da filtri automatici di smoothing presenti in molte applicazioni di fotoritocco basate su reti neurali.
Le immagini analizzate sono copie già circolate online e hanno subito diverse ricompressioni attraverso screenshot, invii tramite applicazioni di messaggistica e salvataggi ripetuti. Questi passaggi eliminano parte delle informazioni originali e rendono impossibile stabilire con certezza quale programma o quale tecnica siano stati utilizzati.
Al di là del caso specifico, però, questa vicenda permette di capire meglio quali strumenti abbiano reso oggi il ritocco fotografico sempre più accessibile e sofisticato, tanto da essere diventato alla portata di tutti o quasi. Ecco alcuni esempi.
Uno dei casi più conosciuti è FaceApp che, diventata virale qualche anno fa: utilizza reti neurali per modificare realisticamente il volto. Il risultato è la possibilità di simulare l’invecchiamento, il cambio di genere, nuovi tagli di capelli o la barba mantenendo generalmente riconoscibili i tratti della persona.
Un approccio diverso è quello di Facetune, che offre strumenti più vicini al ritocco fotografico tradizionale: levigatura della pelle, correzione delle imperfezioni, modifica dei lineamenti e regolazione dell’illuminazione attraverso funzioni come “Relight”. L’app consente anche di confrontare il risultato con l’immagine originale, una funzione utile per evitare modifiche eccessive. La combinazione di levigatura della pelle e correzione della luce è in grado di produrre un effetto simile alla versione più uniforme e luminosa del volto di Trump circolata nel collage.
Un altro strumento molto utilizzato è Adobe Photoshop, da decenni lo standard professionale del fotoritocco, che nelle versioni più recenti integra sempre più funzioni basate sull’intelligenza artificiale per modificare immagini, rimuovere elementi, migliorare dettagli e intervenire selettivamente sui volti.
Assai diffusa è anche Remini, un’app basata sull’intelligenza artificiale nata per migliorare la qualità delle immagini, aumentare la nitidezza e restaurare fotografie sfocate o datate. I suoi algoritmi possono ricostruire dettagli del volto e rendere i ritratti più definiti, con risultati spesso molto realistici.