lastampa.it, 30 luglio 2026
Thyssenkrupp, promosso Espenhahn, il manager condannato per il rogo di Torino
Continua a far carriera Harald Espenhahn, il dirigente di Thyssenkrupp condannato per l’incendio che nel 2007 divampò nell’impianto dell’azienda a Torino provocando la morte di sette operai. Allora ad di Thyssenkrupp Italia, Espenhahn assumerà lo stesso incarico in Rasselstein, azienda siderurgica di Andernach in Renania-Palatinato parte del conglomerato industriale tedesco. Uno schiaffo ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime del rogo di Torino, che già hanno dovuto affrontare le riduzioni di pena per Espenhahn. Nel 2011, il manager venne condannato in primo grado a dieci anni e sei mesi di carcere, ridotti a dieci anni in appello nel 2013. Dopo un nuovo processo ordinato dalla Cassazione, nel 2015 un ulteriore sconto in Corte d’appello portò la detenzione a nove anni e otto mesi. Riconosciuto colpevole di omicidio e incendio colposi con colpa cosciente, nel 2020 Espenhahn venne condannato in Germania. Il tribunale di Hamm accolse la sentenza della magistratura italiana, ma ridusse la pena a cinque anni di reclusione, il massimo previsto dal codice penale tedesco per l’omicidio colposo. Le porte del carcere si aprirono nel 2023, ma esclusivamente per la notte. L’ex Ad di Thyssenkrupp Italia poteva quindi continuare tranquillamente a lavorare per il conglomerato, con soltanto l’obbligo di pernottare in cella.
«Questa è solo l’ultima presa in giro di una tragedia che ha stravolto le nostre vite. Non esiste il perdono, io li odio quelli della Thyssen», esplose allora di rabbia Rosina Platì De Masi, madre di una delle vittime del rogo di Torino. Era Giuseppe De Masi, investito dalle fiamme con Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino e Antonio Schiavon. Sette operai deceduti dopo sofferenze atroci perché, come ricostruito dalla magistratura, Espenhahn aveva dato ordine di non continuare la manutenzione dell’impianto di Torino, rendendolo insicuro, in vista del trasferimento della produzione a Terni.
Con sette morti sulla coscienza, Espenhahn avanza ora di carriera. Il 29 luglio, l’ex Ad di Thyssenkrupp in Italia è stato nominato dai vertici del conglomerato alla guida di Rasselstein, che assumerà dal primo agosto. Uno scatto considerevole dall’ultima posizione del manager, da ultimo direttore di Thyssenkrupp per tecnica, ambiente e manutenzione. Un settore, quest’ultimo, in cui Espenhahn ha tragicamente fallito nello stabilimento di Torino. Tuttavia, secondo il gruppo per cui lavora, il pregiudicato merita l’avanzamento di carriera perché ha «molti anni di esperienza dirigenziale». La decisione di nominare Espenhahn al vertice di Rasselstein è stata assunta «dopo un’attenta considerazione di tutti gli aspetti rilevanti». Le «questioni rilevanti relative all’incendio» nell’impianto di Torino «erano note ai comitati competenti e sono state incluse nel processo decisionale». Infine, l’iter giudiziario di Espenhahn è stato «del tutto completato». Nella freddezza di un comunicato, di nuovo un’offesa alla memoria dei sette morti sul lavoro a Torino e un insulto a chi ancora li piange.