repubblica.it, 30 luglio 2026
Cinta senese, in Toscana abbattuto il 10% dei capi
Cinquemila cinghiali colpiti dalla peste suina africana (Psa) nella sola Toscana. Oltre otto allevatori suini ogni dieci toccati da misure di contenimento ritenute «devastanti», tant’è che le associazioni denunciano: «In poche settimane abbattuto il 10 per cento dei capi della storica razza Cinta Senese». Le cifre, che ricalcano la stima espressa dal Consorzio di tutela della Cinta Senese Dop, sono state sottolineate in una richiesta scritta di un incontro urgente al Commissario straordinario alla peste suina africana, Giovanni Filippini, invitato a rivedere la strategia di contenimento del virus, mentre si teme che l’antica e pregiata razza suina autoctona possa scomparire.
I focolai toscani e l’allarme: “Così la Cinta senese muore”Il primo focolaio di Psa era stato individuato a Comano, in provincia di Massa-Carrara. Poi due suini rinvenuti morti in un allevamento di San Marcello Piteglio, in provincia di Pistoia, sono risultati positivi al virus. “Serve intervenire subito, perché domani sarà troppo tardi”, l’allarme del consorzio di tutela di questa razza, allevata allo stato brado. Il consorzio è tra i quindici firmatari della lettera al commissario straordinario Filippini, con Slow Food Italia, FederBio, Legambiente, AssoBio, Aiab, Aiab Emilia-Romagna, Aiab Toscana, Aiab Liguria, La Buona Terra, Veterinari senza frontiere Italia, Ari (Associazione rurale italiana), Rare (Associazione razze autoctone a rischio di estinzione), Onas (Organizzazione nazionale assaggiatori salumi), Uci (Unione Coltivatori Italiani)
Le disposizioni contestateLe associazioni sono preoccupate dal dilagare dell’emergenza – che ha comportato finora la macellazione del 10 per cento dei 3.200 capi totali della razza Cinta senese – e dalle proporzioni dell’impatto sugli allevamenti di suini estensivi e di piccola dimensione, che in Italia sono l’83 per cento del totale degli allevatori suini in Italia. A contestate dell’attuale strategia sono le disposizioni che estendono da uno a tre chilometri il raggio di applicazione delle misure conseguenti al rinvenimento di un caso infetto per le aziende di piccola scala e semibrade. Una prescrizione che rende la vita difficile, per le associazioni, alle pratiche di transumanza, alpeggio, pascolo di ovicaprini. Ulteriori criticità riguardano i risarcimenti che, viene spiegato, “stentano ad arrivare” ma anche la realizzazione delle barriere fisiche e il depopolamento di cinghiali che “non hanno funzionato nel contenere il contagio”.
Le modifiche al disciplinare per salvare la Cinta Senese DopMercoledì sono arrivati l’ok della giunta regionale e il provvedimento ministeriale che autorizzano, in via temporanea, alcune modifiche al disciplinare della Cinta Senese Dop, per mettere rapidamente gli allevatori nelle condizioni di affrontare le conseguenze della diffusione della Psa. Come spiegato dal presidente del Consorzio di tutela della Cinta senese Dop, Nicola Savigni, «per 12 mesi, in caso di emergenza sanitaria, sarà possibile macellare e custodire in sicurezza gli animali anche fuori dalle zone tradizionali, senza intaccare qualità e identità del prodotto». Le modifiche temporanee riguardano esclusivamente gli aspetti del disciplinare interessati dalle misure sanitarie imposte per contrastare la diffusione della Psa e resteranno in vigore per il periodo previsto dal provvedimento ministeriale.
La preoccupazione delle istituzioniLeonardo Marras, assessore all’economia, attività produttive, politiche del credito, turismo e agricoltura della Regione Toscana, ha sottolineato in consiglio regionale come al momento l’obiettivo sia “la salvezza della razza più messa in crisi, quella della Cinta Senese, allevata allo stato brado e quindi più vulnerabile”. Al contempo non va ignorato quanto riferito dal commissario Filippini, a proposito delle difficoltà di debellare la malattia. “La virulenza e persistenza del virus – ha aggiunto Marras – non rendono facile il contrasto e la sua eradicazione, dopo l’insediamento del commissario è partita l’azione della cabina di regia con il supporto di enti e associazioni di categoria. In questo momento servono risorse economiche per smaltire le carcasse e procedere ai risarcimenti, sempre nelle competenze commissariali”.
L’operazione “Arca di Noè"Per preservare il patrimonio genetico della Cinta Senese, nei giorni scorsi è stata anche ipotizzata una specie di operazione “Arca di Noè”, che prevede il trasferimento di nove esemplari sulla piccola isola di Pianosa. Un’idea esposta dal presidente della Regione Eugenio Giani in un recente incontro con sindaci dell’Isola d’Elba. Già nel 2024 era stata ipotizzata la creazione di un allevamento bunker con nucleo composto da circa 12-15 femmine e 3 maschi riproduttori, da trasferire in un sito caratterizzato da un rischio epidemiologico minimo.