repubblica.it, 30 luglio 2026
Musk contro la legge che blocca le IA con cui si possono spogliare le foto delle persone
La sua xAI – che gestisce Grok – ha citato in giudizio il procuratore generale del Minnesota per bloccare la legge statale anti-denudazione. Anche Elon Musk vorrebbe continuare a spogliare le persone, con l’intelligenza artificiale. In barba alle leggi. Ha intrapreso infatti una battaglia legale negli Usa, su una questione per la quale è nel mirino anche della Commissione europea.
Di fatto, l’azienda di Musk xAI – che gestisce l’IA Grok – ha citato in giudizio il procuratore generale del Minnesota, Keith Ellison, chiedendo a una corte federale di bloccare la legge statale anti-denudazione.
Dal primo agosto la legge vieterà infatti a siti, app e servizi digitali di consentire agli utenti di usare l’IA per rimuovere i vestiti delle persone.
La norma, House File 1606, definisce la nudificazione come l’alterazione o generazione di immagini e video realistici in cui una persona identificabile appare con parti intime non presenti nel contenuto originale. Prevede cause civili, danni anche punitivi e sanzioni fino a 500mila dollari per ogni violazione. Per l’Associated Press, è il primo tentativo negli Stati Uniti di vietare direttamente l’accesso alla tecnologia di nudificazione su siti e applicazioni, non solo la diffusione delle immagini.
xAI non contesta l’interesse pubblico a fermare la circolazione di immagini intime create senza consenso. La linea della società è un’altra: la legge sarebbe troppo ampia, colpirebbe anche contenuti consensuali o mai diffusi, non prevederebbe una tutela per le aziende che adottano controlli in buona fede e finirebbe per comprimere espressioni protette dal Primo emendamento. Nella causa depositata il 27 luglio 2026, xAI sostiene che Grok Imagine, il sistema di generazione e modifica di immagini integrato in Grok, dovrebbe limitare funzioni legittime per evitare il rischio di sanzioni.
Il Minnesota risponde mettendo al centro le vittime. Ellison ha definito la nudificazione contro la volontà della persona una pratica capace di produrre danni emotivi, personali e professionali.
C’è poi uno Stato, il Texas, che ha già scelto una strada diversa. La legge SB 441, firmata nel 2025 ed efficace dal primo settembre dello stesso anno, aggiorna le regole penali e civili contro il materiale intimo artificiale prodotto con IA. Include la responsabilità di siti, piattaforme, app di nudificazione e processori di pagamento quando facilitano o non rimuovono materiale non consensuale. Il Minnesota, invece, prova a colpire l’accesso allo strumento, a prescindere dal consenso degli utenti “nudificati”.
Il tema è “bollente” anche in Europa, dove la pressione su Musk arriva da due fronti. Il 26 gennaio 2026 la Commissione europea ha aperto una indagine formale su X e Grok sotto il Digital Services Act, per verificare se la piattaforma abbia valutato e ridotto i rischi legati alla diffusione di immagini sessualmente esplicite manipolate, anche con possibile materiale di abuso sessuale su minori. Bruxelles richiama gli obblighi delle grandi piattaforme sulla gestione dei rischi sistemici e può imporre misure correttive, impegni o sanzioni.
L’Ue è intervenuta dopo che X, il social di Musk, era stato invaso da immagini di persone “spogliate” dall’IA. Anche minorenni. Ma c’è anche il caso di Ashley St. Clair, scrittrice e commentatrice politica, madre di uno dei figli di Elon Musk. Ha fatto causa a xAI a New York sostenendo che Grok abbia generato e diffuso immagini sessualizzate e deepfake espliciti di lei, anche con riferimenti a sue immagini da minorenne.
Il secondo fronte è l’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. Indica tra le pratiche vietate i sistemi che generano contenuti sessualmente espliciti e intimi non consensuali o materiale di abuso sessuale su minori, comprese le app di nudificazione. Questo divieto scatterà a breve, dal 2 dicembre 2026, mentre già dal 2 agosto c’è l’obbligo di etichettare come “generato dall’IA” i contenuti alterati.
La causa del Minnesota diventa così il primo grande test americano sulla responsabilità degli strumenti generativi, mentre l’Europa prova a spostare l’onere sulle piattaforme prima che il danno si moltiplichi. Musk invece continua a fare leva sui principi di libertà di espressione, gli stessi che per altro lo hanno avvicinato alla presidenza Trump, con cui ha collaborato in passato.
L’apertura di un fronte statale negli Stati Uniti, per limitare queste pratiche, dimostra però anche almeno in questo l’Europa non è sola. Una piccola consolazione dopo le ripetute minacce di Trump, di inasprire dazi all’Europa, ogni volta che proviamo a colpire le big tech americane.