la Repubblica, 30 luglio 2026
Che cos’è l’Hiroshimaite
Nel distruggere una città e una fetta di umanità, la bomba di Hiroshima ha creato un materiale nuovo. Una polvere mai esistita prima, nata con l’energia dell’esplosione, è stata scoperta, battezzata Hiroshimaite e oggi studiata nella sua struttura atomica. Ha cosparso le macerie pochi minuti dopo la deflagrazione del 6 agosto 1945. Ancora oggi è possibile trovarne frammenti millimetrici, di un colore insipido tra bianco e grigio, nella baia di Hiroshima.
L’Hiroshimaite è una lega che mescola gli ingredienti di una città: suolo, vetro, acciaio e metalli dall’alluminio al rame. Non c’è la plastica, che si è carbonizzata o volatilizzata. «Si è formata probabilmente nella palla di fuoco o nella nube in espansione che ha superato i 7mila gradi» spiega Luca Bindi, professore di mineralogia e cristallografia all’università di Firenze, non nuovo alla scoperta di materiali inediti o meteoriti con componenti chimiche al limite del concepibile.
Con alcuni colleghi Bindi è autore oggi di un articolo su Science Advances che descrive la struttura del nuovo materiale. «Componenti urbani diversi sono stati vaporizzati e mescolati ad altissima temperatura. Poi si sono condensati in minuscole gocce, che si sono raffreddate molto rapidamente, organizzandosi in cristalli».
L’Hiroshimaite conserverà per sempre le tracce della città scomparsa. Materiali così, scrivono i ricercatori, «si formano nelle condizioni tipiche degli impatti con i meteoriti, delle collisioni planetarie o dei fulmini». Ma anche «le esplosioni nucleari – spiega Bindi – possono creare forme di materia nuove tramite mescolamento estremo e raffreddamento rapidissimo». Lo scienziato di Firenze aveva studiato anche la Trinitite, un nuovo materiale nato il 16 luglio 1945 con il primo ordigno atomico (Trinity) esploso per prova nel deserto del Nuovo Messico. Nella Trinitite mancavano però acciaio e metalli, gli ingredienti delle città.
La deflagrazione dell’atomica di Hiroshima è avvenuta a 600 metri di altitudine: quota studiata per massimizzare i danni. Da lì il nuovo materiale si è sparso sui dieci chilometri quadri di macerie, ma solo fra la sabbia della baia è stato ritrovato in frammenti di pochi millimetri al massimo. Il geologo svizzero Mario Wannier era lì nel 2015 per studiare i crostacei, quando è rimasto incuriosito dalle microscopiche schegge vetrose mescolate ai grani di sabbia. Avevano una forma aerodinamica, a goccia o comunque arrotondata: segno che erano cadute dall’alto. Frammenti simili, si ricordava, erano stati ritrovati nel luogo dell’impatto del meteorite che 66 milioni di anni fa provocò l’estinzione dei dinosauri.
Dopo aver raccolto le schegge, Wannier le ha inviate a Firenze. In Italia Bindi le ha analizzate con la tecnica della diffrazione a cristallo singolo, che permette di osservare nei dettagli la struttura atomica. «La lega con i componenti della città è stata trovata in un solo minuscolo frammento, fra i 34 che ho esaminato, quindi sembra essere molto rara». Temprata da un’esplosione atomica, l’Hiroshimaite ha qualità rare di durezza e di stabilità al variare delle temperature. Anche le sue proprietà elettriche e magnetiche farebbero ipotizzare per lei un futuro brillante nel settore industriale. Al momento però nessuno riesce a immaginare un modo per produrla, che sia ovviamente meno catastrofico di un’atomica o un meteorite.