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 2026  luglio 30 Giovedì calendario

Mattarella, il richiamo alla politica

Il presidente della Repubblica è «estraneo alla dialettica tra le forze politiche». Non tocca a lui prendere parte, entrare nello scontro pre-elettorale che contrappone maggioranza e opposizione e spacca i partiti al loro interno. Eppure, in occasione della cerimonia del Ventaglio con i giornalisti, il capo dello Stato sprona il mondo politico a ritrovare il «reciproco rispetto, senza inopportuna aggressività verbale, spesso immotivata e, a mio avviso, anche controproducente». 
Un appello ad abbassare i toni e a smetterla con gli accenti incendiari. Per Mattarella le tensioni elettorali, con le urne lontane mesi e mesi, sono «per la verità piuttosto intempestive» e il presidente teme che possano sottrarre attenzione «ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei nostri concittadini». Insomma, un forte invito, anche al governo, perché si concentri sul merito dei problemi e non cada nella tentazione di «alterare la realtà delle questioni».  Un avviso che arriva dopo lo scontro sul caso Roggero, sulla morte di Fakir e sulle violenze in Val di Susa. 
Quanto alla legge elettorale, Mattarella ricorda che esprimere giudizi su temi politici non è suo compito, non tocca a lui giudicare anzitempo la legge elettorale o altri progetti legislativi «che sarò chiamato a esaminare laddove mi pervengano». La progressiva e crescente astensione lo preoccupa molto e ritiene che tutte le forze politiche dovrebbero occuparsene.
Tra le righe del discorso torna più volte l’urgenza di chiarire che non sta a lui giudicare le scelte del governo, né entrare nei temi politici. Tra i suoi compiti rientra piuttosto «indicare esigenze e esortare alla riflessione».
 Sulla Val di Susa il presidente è netto. «La violenza è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale. Aggredisce la Costituzione chi la pratica, chi la predica, chi la giustifica». E qui Mattarella chiede alle forze politiche «maggiore responsabile attenzione» per fermare un fenomeno allarmante: «Una sorta di rifiuto sdegnato non di condividere ma di ascoltare le opinioni altrui. Non ci si può sorprendere che ne derivi un clima di reciproca intolleranza, di avversione fanatica che contribuisce a seminare germi di violenza». Gli scontri e le violenze avvenute in Val di Susa da chi contesta la Tav sono per Mattarella un fatto grave e «inammissibile», perché mette a rischio le basi della convivenza democratica. E, richiamo a una parte della sinistra, «non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi». 
E un messaggio chiaro e forte alla maggioranza di governo il capo dello Stato lo invia sul caso del gioielliere Mario Roggero, che invoca la grazia col sostegno della destra: non si possono fare leggi ad personam sull’onda di casi di cronaca e della spinta dell’opinione pubblica e dei social.
Insomma, no alla giustizia fai da te: «In una società civilmente ordinata, rassicurante per i cittadini, i comportamenti individuali devono rispettare le regole comuni, quelle della legge». Se invece si fa il contrario e si pretende di adattare le leggi ai comportamenti individuali, caso per caso, «non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato».