Corriere della Sera, 30 luglio 2026
Serena Brancale parla della sua carriera
In radio e in streaming, ma anche in tv sotto forma di motivo musicale di uno spot. Al mio paese è uno dei tormentoni estivi. Per farlo ci si sono messe in tre (Serena Brancale, Levante e Delia) amalgamando ritmi latini, suggestioni afro e sonorità del Sud. «Penso sia un bel manifesto per tutte le persone che vivono lontane dal proprio paese – spiega Serena Brancale —. Io mi ci rivedo: questa canzone parla di me che sono pugliese, ma parla anche di Claudia (Levante) e di Delia che sono siciliane. È una canzone che ti fa sorridere perché se sei cresciuto in un paese, in una piccola città, soprattutto al Sud, ti mancano le signore sulle sedie e tutte quelle immagini semplici, quei cliché, quei luoghi comuni bellissimi».
«Giri le case di tutti i parenti perché, “Se non vieni, mi offendo”». Ecco, molti parlano di un Sud da cartolina, pieno di stereotipi.
«Io sono amante dei luoghi comuni, o meglio, mi mancano perché ormai sto a Roma da tanto tempo. E invece è importante ricordarsi da dove proveniamo, di quanto siano preziose le cose semplici. Capisco chi non apprezza, ma è giusto che ognuno canti quello che vuole. Io non canto la politica, canto il sorriso e la felicità di essere una donna del Sud».
Lei è nata a Bari: il suo luogo comune preferito?
«Proprio le signore sedute nelle piazze, le strade profumate di varechina, con le chianche, le lastre di pietra calcarea, che sono tirate a lucido da queste donne attente alla pulizia. È un’immagine che mi fa sorridere».
Simona Ventura la bocciò a «X Factor» dicendo che non era «credibile»: si era sbagliata?
«No, aveva ragione, all’epoca ero ancora acerba. Grazie anche a quell’esperienza sono tornata a casa e mi sono messa a studiare, mi sono iscritta in conservatorio per sentirmi completa. L’importante è mettersi in gioco e io non mi sono mai buttata giù».
Nella sua gavetta ci sono anche i matrimoni...
«Sono una grande scuola, ti insegnano a essere molto professionale, a stare sul palco, a gestire il pubblico, a presentare i pezzi, a capire la scaletta e la dinamica musicale di un concerto. È una prova live di quello che sai fare con la musica e non è scritto su un foglio per un esame in conservatorio. Sono una grande fan dei matrimoni».
Ora è in tour, mai avuto ansia da palco?
«No, magari mi sono emozionata prima del brano Qui con me».
Che è dedicato a sua madre, scomparsa all’improvviso sei anni fa.
«Con quel brano ho superato una grande paura, la paura di mettermi a nudo. Cantarla a Sanremo è stata una grande prova, bastava poco che mi tremasse la voce. Invece è stato tutto perfetto perché ho lavorato molto sul fatto che dovessi farlo per lei e per me. Non è stato facile perché è bello portare la festa sul palco, ma portare te bambina che hai perso la mamma da un momento all’altro non è semplice. In quel momento però non ho pensato al dolore, ho pensato soprattutto a lei, felice che cantassi, a come mi voleva vedere e a come avrebbe fatto lei stessa che era una cantante professionista».
C’è un momento particolare in cui ha capito che voleva fare la cantante?
«Io sono cresciuta in mezzo ai pianoforti, perché mia sorella, che è più grande di me, si preparava agli esami per il conservatorio. Sono cresciuta sentendola ripetere Rachmaninov, Brahms, Beethoven, Liszt. Sono sempre stata educata alla musica: non ho mai avuto un piano B».
Mamma musicista, papà calciatore in Serie C: cosa le hanno trasmesso?
«Mi hanno sempre spronato a fare quello che mi viene meglio. Credo sia un grande dolore per un figlio avere un genitore che non accetta i tuoi sogni. Perché se a 40 anni fai quello che hai scelto di fare, la mattina ti svegli con il sorriso. A me succede così: apro gli occhi felice di fare il mio mestiere perché ho avuto dei genitori che me l’hanno permesso e mi hanno sempre spinto a fare meglio. È magico e raro».
La vita in tour?
«Aerei, van, spostamenti, stanze sempre diverse: i viaggi sono la cosa più stancante e stressante, ma grazie a quelle due ore di concerto ti ricordi perché prima hai fatto tutta quella fatica».
Usa l’intelligenza artificiale per le sue canzoni? O pensa di usarla in futuro?
«Non sono per il no perentorio, drastico. Ma non riesco a cantare qualcosa che non faccia parte di me. L’AI può essere interessante, proprio come l’aiuto che ti viene da un autore, ma rimarrò sempre figlia di Pino Daniele».