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 2026  luglio 30 Giovedì calendario

Eni, l’utile balza a quota 3,6 miliardi. Descalzi: «C’è fame di energia»

La Federal Reserve lascia i tassi fermi al 3,50-3,75%, ma la riunione di luglio consegna un comitato meno compatto della decisione finale. I tre presidenti delle Fed regionali – Cleveland, Dallas e Minneapolis – hanno votato per un rialzo di un quarto di punto. Una «faida familiare», l’ha definita Warsh, rivendicando il confronto interno e la disponibilità ad agire. Il presidente della banca centrale non ha offerto indicazioni sulla prossima mossa, ha invece spiegato che dopo oltre 5 anni con un’inflazione superiore all’obiettivo, il ritorno al 2% non può essere ottenuto in nove settimane né affidato a un solo mese di prezzi più moderati. La Fed, ha assicurato, «non vacillerà». L’economia continua a crescere a ritmo solido e l’occupazione tiene, lasciando spazio per concentrarsi sull’inflazione. Dopo la decisione, è intervenuto Donald Trump. Il presidente Usa ha definito Warsh «fantastico» e ha sostenuto che anche lui vorrebbe tassi più bassi, ma la scelta è colpa del board «molto politicizzato». Il messaggio separa il presidente scelto dalla Casa Bianca dall’istituzione che guida. Ma i tre voti per una stretta mostrano che la pressione su Warsh arriva non da chi vuole tagliare, ma da chi teme che la Fed stia aspettando troppo.