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 2026  luglio 30 Giovedì calendario

A Montecitorio si rivede Di Maio. Tremonti: un amico. I 5 Stelle disertano

«Voi siete tutti qui per farmi domande sullo Stretto di Hormuz, vero?». Quarto piano di Montecitorio, ieri pomeriggio. Sogghigna Luigi Di Maio, lasciando l’auletta della III commissione Affari esteri dov’è appena terminata la sua audizione in veste di Rappresentante speciale Ue per il Golfo Persico. In corridoio, ad attenderlo, una decina di cronisti. Poche ore prima c’è stato il nuovo show di Beppe Grillo. Le domande, perciò, non vertono su Hormuz ma lui, capo politico M5S fino alla dolorosa scissione del giugno 2022, a sorpresa non si sottrae: «Queste dichiarazioni sono legate al fatto che c’è una sentenza che sta per arrivare sul simbolo. Quindi è normale che una parte utilizzi il tema dei valori fondanti – in quanto fondatore – per rivendicare l’integrità di quel simbolo», dice Di Maio. Solo una battuta invece sui 5 Stelle che, secondo Grillo, una volta entrati nei «palazzi» si sarebbero montati la testa. «Su questo non mi esprimo – taglia corto —. Chiedetelo ai palazzi...».
Il suo ritorno alla Camera dopo tanto tempo (il 22 ottobre 2022, sconfitto alle elezioni, si dimise da segretario di Impegno civico) è stato comunque un successo. «Di Maio è un vecchio amico», dice Giulio Tremonti, presidente della commissione Affari esteri. In tanti vanno a salutarlo: «Lui era il mio ministro ai tempi del governo Draghi», ricorda l’ex sottosegretario Benedetto Della Vedova (Misto-+Europa). «Ho capito più cose oggi con un’audizione sua che con 18 di Tajani», ironizza il dem Enzo Amendola. «Oh telefonami!», dice poi Di Maio a Peppe Provenzano (anche lui Pd) andando via.
Si nota, però, l’assenza dei 5 Stelle. Nessuno dei membri della commissione Esteri è venuto ad ascoltarlo: né Giuseppe Conte né Francesco Silvestri o Riccardo Ricciardi, colui che nel giugno 2022, dopo le critiche di Di Maio alla mozione M5S per lo stop all’invio di armi a Kiev, ne propose l’espulsione. «Ma loro tre non vengono mai», prova a dare una spiegazione neutra la deputata Federica Onori, ex M5S ora con Azione. Quella ferita però non si è più rimarginata.