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 2026  luglio 30 Giovedì calendario

FI, Tajani non placa i senatori

Sulle preferenze non c’è margine per tornare indietro: si dovrà approvarle. Forza Italia dovrà serrare i ranghi. Ma serve un periodo di decantazione. Così il termine per la presentazione degli emendamenti alla legge elettorale slitta al primo settembre. La discussione in Aula inizierà il 9 per chiudersi, con un’accelerata impressa per restare nei tempi previsti da Meloni, il 15.
La dilazione, appunto, è necessaria ora. La riunione di Forza Italia al Senato, presieduta dal segretario Antonio Tajani, infatti è stata difficile: «Un lunghissimo sfogatoio», riferiscono i presenti. Il malessere persiste ed è stato argomentato da metà dei 19 senatori presenti. Due i punti condivisi: reintrodurre le preferenze, ci sfavorisce (tesi che Tajani prova a smentire) e – almeno per alcuni come Francesco Paolo Sisto – non è indispensabile per evitare difetti di costituzionalità, il primo. FdI deve «smetterla di trattarci con arroganza, le decisioni si condividono prima, non si sbattono sul tavolo accompagnate da minacce», il secondo.
La battaglia tra azzurri e meloniani aveva anche un altro terreno di scontro, l’emendamento al Dl giustizia in discussione, per ampliare l’utizzabilità delle intercettazioni. Fumo negli occhi per i forzisti. «Non poniamo veti, ma siamo contrari», dice Tajani al termine della riunione. E poi aggiunge: «I fascisti a Roma li conosco, capiscono solo la forza. Noi contiamo più della Lega, ma loro sono prepotenti». Il presidente del Senato Ignazio La Russa conferma l’orientamento a fermare le macchine. «Credo che al 99,99% quell’emendamento sarà dichiarato non proponibile». In serata il problema si risolve a monte. Sul dl giustizia si pone la questione di fiducia: tutti gli emendamenti decadono e si vota stamattina.
Quindi delle intercettazioni si tornerà a parlare più avanti, con un altro provvedimento. La riunione dei senatori forzisti ha individuato una mediazione: la riconvocazione del tavolo di maggioranza, già la prossima settimana, per discutere l’emendamento sulle preferenze prima che prenda forma in un testo. «L’orientamento è di accogliere la proposta, ma vedendola prima – sintetizza Tajani —. Ci devono essere delle garanzie, la rappresentanza di genere». È un «nì» sintetizza il senatore Roberto Rosso. E proprio Rosso è elemento di mediazione nella mediazione: dalla prossima riunione tecnica parteciperà in rappresentanza del suo gruppo che ha lamentato con Tajani di non essere stato coinvolto. Le osservazioni critiche al segretario sono state diverse, rivolte soprattutto dalla pattuglia più vicina ai Berlusconi: Galliani, Bazoli, Zangrillo. La stessa presidente del gruppo, Stefania Craxi, avrebbe protestato: «Non siamo stati informati di nulla». Il segretario sarebbe sbottato: «Fammi parlare». Fonti vicini al leader minimizzano: «Nessuno scontro». Il resto dovrebbe scioglierlo la pausa estiva.