Corriere della Sera, 30 luglio 2026
Guerriglia a Bologna dopo la morte di Fakir, 12 indagati
Per ora ci sono i reati di resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato, lesioni personali e travisamento nel fascicolo che la Procura di Bologna ha aperto sugli scontri che hanno messo a ferro e fuoco il centro della città per diverse ore la sera del 20 luglio. Dodici persone, tra cui un 27enne fermato in flagranza e poi rimesso in libertà con divieto di dimora, sono indagate nell’inchiesta del pm Stefano Dambruoso, ma non è escluso che le indagini della Digos, che sta visionando ore e ore di filmati, arricchiscano il fascicolo di nuovi nomi e ipotesi di reato. I poliziotti sono alle prese con la ricostruzione di un blocco che è apparso in parte diverso da quelli che pure negli ultimi anni hanno dato vita spesso a scontri violenti con le forze dell’ordine. Quella sera infatti, in una fase iniziale in cui la prima linea era di sindacati di base e qualche collettivo, il controllo è stato preso da una folla indistinta di circa 300 giovani e non, molti sconosciuti ai database delle forze dell’ordine, italiani e non bolognesi, attirati in città dalla tensione creatasi attorno alla morte di Abderrahim Fakir durante un fermo di polizia.
Su quella morte, per la quale sono annotati preliminarmente nel nuovo fascicolo 45 bis per omicidio colposo i nomi dei due poliziotti e dei quattro soccorritori intervenuti, ieri la Procura ha fatto sapere che «la garanzia migliore per la terzietà e la distanza tra i fatti e chi indaga è il coordinamento dei pm». La dichiarazione trapela dai vertici dell’ufficio giudiziario in risposta all’istanza dell’avvocato dei familiari di Fakir, Fabio Anselmo, che ha chiesto di affidare le indagini a un corpo diverso dalla polizia. «Mi fido dei magistrati» ribatte il legale, «ma gli interventi a gamba tesa di esponenti di governo e sindacati di polizia non possono non nuocere alla serenità di coloro che sono chiamati a deporre».
Per ribadire «fiducia nella giustizia» due giorni fa anche la nipote e la sorella di Fakir, Yossra e Khadija, erano arrivate a sorpresa in Questura a Bologna per incontrare il capo della polizia Vittorio Pisani.
Oggi inizieranno gli accertamenti informatici sul telefonino di Fakir, dal quale gli inquirenti si aspettano di ricostruire soprattutto le sue ultime 24 ore: con chi aveva trascorso la notte? perché era al quartiere Pilastro lontano dal suo domicilio? qualcuno gli aveva ceduto delle sostanze? Il legale dei poliziotti Gabriele Bordoni ha chiesto che la consulenza informatica sia estesa anche ai 15 video, tra quelli girati dai residenti, dalla bodycam di un agente e da una telecamera pubblica, acquisiti dalla Procura.