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 2026  luglio 30 Giovedì calendario

Tav, i due tedeschi restano in cella

Restano in carcere il 25enne Jonathan Jooss e la 21enne Salka Bura, i due attivisti tedeschi fermati domenica mattina dalla polizia dopo la guerriglia al cantiere Tav di Chiomonte. La gip ha disposto la custodia cautelare. I due giovani sono accusati di devastazione e lesioni personali in concorso e sono indagati anche per resistenza a pubblico ufficiale. Secondo la giudice Giulia Caveglia sarebbero arrivati in Italia «appositamente per prendere parte agli scontri violenti» e sarebbero «altamente pericolosi» perché «hanno dimostrato di essere del tutto indifferenti verso l’autorità». E ha aggiunto: «Obiettivo dei No Tav era arrecare più danni possibili ai cantieri e alle forze dell’ordine». Gli investigatori della Digos hanno intercettato i due a Susa mentre si allontanavano dal campeggio di Venaus. Al momento dei controlli erano vestiti da normali campeggiatori, ma nel bagagliaio dell’auto nascondevano abiti neri, guanti e un gran numero di maschere antigas. E non solo: anche un estintore e una fionda, oggetti che hanno spinto la polizia ad accompagnarli in Questura a Torino per accertamenti più approfonditi.
I vestiti che nascondevano in auto – e di cui non si sono liberati, al contrario di quasi tutti gli altri appartenenti al «blocco nero» – hanno permesso agli investigatori di identificarli come partecipanti agli scontri. Il 25enne e la 21enne sono stati riconosciuti a causa di alcune ingenuità: Jonathan Jooss indossava pantaloncini corti ed è stato identificato anche per le «gambe di pelle scura particolarmente magre». Salka Bura indossava un guanto di colore giallo e uno grigio, gli stessi che aveva ancora a bordo dell’auto.
E non sarebbero le uniche leggerezze. Un altro «scivolone» è arrivato al momento del fermo e confermerebbe la regia di Askatasuna dietro gli scontri. Gli attivisti tedeschi avrebbero subito indicato come avvocato di fiducia Gianluca Vitale, uno degli storici legali del centro sociale. Ma non solo, avrebbero anche fornito il nome di un militante torinese con cui si tenevano in contatto. Elementi che, per gli investigatori della Digos, confermerebbero il ruolo di primissimo piano di Askatasuna: gli attivisti del centro sociale avrebbero coordinato le squadre arrivate in Val di Susa, fornendo anche i nominativi degli avvocati da indicare in caso di arresto. Proprio come successo nel caso dei giovani tedeschi.
Il risicato numero di fermi – appena due a fronte di oltre 3.300 identificazioni – si spiegherebbe con le ingenuità degli attivisti provenienti dalla Germania. Non sono stati abbastanza scrupolosi, a differenza degli altri settecento componenti del «blocco nero». Molti di loro, con ogni probabilità, sono stati filmati e identificati dalla polizia dopo il sabato di guerriglia. Ma avevano già abbandonato i vestiti, le «armi» e avevano fatto attenzione a coprire qualsiasi dettaglio che potesse agevolare gli investigatori a identificarli. E così, al momento dei controlli, non sono emerse corrispondenze con gli individui incappucciati entrati nel cantiere.
Le indagini proseguono e si guarda soprattutto all’estero. Gli investigatori della questura di Torino sono in contatto con i colleghi francesi, tedeschi e belgi. Sotto la lente d’ingrandimento ci sono soprattutto gli attivisti No Tav della Maurienne. La scadenza delle 48 ore per gli arresti in differita complica però le operazioni: per eventuali provvedimenti dovranno essere coinvolte anche le autorità straniere.