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 2026  luglio 30 Giovedì calendario

Witkoff e Kushner andranno a Kiev. Zelensky torna al centro del negoziato

Volodymyr Zelensky riesce a portare il Senato americano dalla sua parte. A Washington, il presidente ucraino ha incassato il segnale politico che cercava: un voto procedurale che apre la strada al nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia e che, soprattutto, certifica un cambio di atmosfera nel Congresso.
Il passaggio è arrivato dopo un incontro a porte chiuse con i senatori repubblicani e democratici, nel quale Zelensky ha ricostruito la situazione militare e chiesto di non separare l’aiuto all’Ucraina dal dossier sanzioni. Non un discorso pubblico, dunque, ma un lavoro politico diretto, dentro al Congresso, nel momento in cui la proposta intitolata a Lindsey Graham superava il primo ostacolo procedurale e l’Ucraina torna ad essere alleato favorito di Washington.
A rafforzare questa lettura è stato lo stesso Zelensky, che in un’intervista a Fox News, ha rivendicato il cambio di fase sul terreno: «L’iniziativa non è più nelle mani di Putin». Il Cremlino, ha aggiunto, non appare ancora disposto a un vero cessate il fuoco, ma per Kiev la combinazione tra pressione militare e nuove sanzioni può cambiare il calcolo di Mosca.
Il voto al Senato ha completato una giornata che Zelensky ha vissuto come una svolta rispetto al passato recente. Dopo lo scontro nello Studio Ovale del febbraio 2025, il presidente ucraino ha ottenuto un’apertura sul dossier più urgente, quello della difesa aerea: le licenze per produrre intercettori Patriot, insieme alla richiesta di nuove forniture di PAC-3 e al mantenimento dell’accesso a Starlink per sostenere le operazioni a lungo raggio.
Ma il risultato forse più importante della visita non riguarda i Patriot bensì la diplomazia. Zelensky ha incassato la promessa che Steve Witkoff e Jared Kushner andranno a Kiev. Per l’Ucraina significa riportare il negoziato dentro la realtà del Paese aggredito e impedire che una possibile trattativa tra Washington e Mosca proceda sopra la testa degli ucraini.
Da Washington Zelensky si è poi spostato in Polonia, per una visita altrettanto carica di significato politico. È la prima dopo la disputa storica che ha incrinato i rapporti tra Kiev e Varsavia, due alleati diventati indispensabili l’uno all’altro dopo l’invasione russa del 2022 ma divisi dalla memoria del Novecento. Al centro dello scontro, l’Esercito insurrezionale ucraino, l’Upa: per molti ucraini simbolo della lotta per l’indipendenza, per i polacchi legato soprattutto ai massacri di Volinia, una delle ferite più dolorose nella storia comune.
La crisi era esplosa dopo la decisione ucraina di intitolare un’unità militare all’Upa. Il presidente polacco Karol Nawrocki aveva reagito revocando a Zelensky l’Ordine dell’Aquila Bianca, il massimo riconoscimento del Paese. La tappa di Lublino serve ora a rimettere in sicurezza un rapporto strategico che si è deteriorato mentre aumentano gli episodi di ostilità contro gli ucraini in Polonia, segnale che la memoria storica può diventare rapidamente terreno di scontro politico.
Ed è proprio su questa faglia che Putin continua a soffiare. Il Cremlino accusa Varsavia di coltivare mire sull’Ucraina occidentale, rilanciando una delle narrative più insistenti della propaganda russa – una teoria senza prove – ma utile a Mosca per alimentare diffidenze, riaprire ferite e indebolire il fronte che sostiene l’Ucraina. Ieri sera Zelensky avvertiva di un probabile «attacco massiccio» nella notte.