ilfattoquotidiano.it, 29 luglio 2026
Londra chiede un miliardo a Stellantis e altri costruttori
Transport for London, l’ente pubblico che gestisce gran parte del sistema dei trasporti di Londra, ha chiesto circa un miliardo di sterline ad alcune delle più grandi case automobilistiche, accusandole di aver manipolato i dati sulle emissioni diesel, permettendo così agli automobilisti di accedere – senza pagare – alla zona a basse emissioni della capitale britannica. E così, come riporta il Financial Times, per i presunti mancati incassi della Ultra low emission zone (Ulez), Transport for London ha chiesto circa un miliardo di sterline. Nei giorni scorsi, durante un’udienza preliminare, l’Alta Corte di Londra ha ascoltato le accuse di “frode e negligenza” contro gruppi come Stellantis, BMW, Jaguar Land Rover e Nissan. La vicenda è legata però, a doppio filo, alla causa con cui 1,6 milioni di automobilisti, rappresentati dallo studio Leigh Day, hanno citato in giudizio i produttori, accusandoli di aver manipolato i test sulle emissioni dei motori diesel con l’utilizzo di software per nascondere le reali emissioni nocive delle vetture. Una causa che, a sua volta, trae origine dalla sentenza della Corte Suprema del Regno Unito del 2020 sullo scandalo ‘Dieselgate’, in cui Volkswagen è stata ritenuta colpevole di aver utilizzato un software fraudolento per superare i test sulle emissioni di migliaia di veicoli diesel.
Che cos’è la Ultra low emission zone
La Ultra low emission zone è una zona a traffico limitato introdotta a Londra per ridurre l’inquinamento atmosferico. Un vero e proprio cavallo di battaglia del sindaco di Londra, il laburista Sadiq Khan (Leggi l’approfondimento), finita anche al centro di una vicenda legata alla violazione di dati di 320mila cittadini europei. All’interno dell’Ulez, i veicoli che non rispettano determinati standard ambientali sulle emissioni di gas di scarico, per poter circolare devono pagare una tariffa giornaliera di 12,50 sterline. La zona a traffico limitato è attiva 24 ore su 24, sette giorni su sette, tutto l’anno tranne il 25 dicembre, giorno di Natale. Il sistema è stato introdotto nel 2019 e, accompagnato dalle proteste dei residenti dei quartieri più periferici, è stato esteso a tutta la Grande Londra nel 2023. Attualmente, dunque, copre tutti i distretti della Grande Londra, espandendosi fino ai confini della tangenziale esterna M25 (esclusa dalla tassa).
Le accuse e il legame con la maxi class action
Il team di avvocati di Transport for London vuole dimostrare che i veicoli soggetti al pedaggio sono entrati nella zona a traffico limitato senza essere tassati. Di conseguenza, questo avrebbe portato a mancate entrate per l’ente, oltre a vanificare gli sforzi per ridurre l’inquinamento. Non è però così semplice. Anche perché la causa è legata alla maxi class action avviata da 1,6 milioni di automobilisti contro dieci gruppi automobilistici, accusati di aver installato dispositivi di manipolazione, ossia software, in grado di alterare i test sulle emissioni di ossido di azoto. Sono coinvolti i marchi Mercedes-Benz, Volkswagen, Bmw, Ford, Toyota, Hyundai-Kia, Renault e Nissan, Stellantis (con marchi come Peugeot e Citroën), Jaguar Land Rover, Volvo, Mazda e Suzuki. Ed è proprio nell’ambito di questo procedimento che, a luglio 2026, l’Alta Corte di Londra ha emesso una prima sentenza a favore dei costruttori, pronunciandosi in gran parte a favore delle case automobilistiche, pur non escludendo completamente tutte le accuse. Secondo gli avvocati che rappresentano i querelanti, invece, si tratta di un caso molto simile allo scandalo che coinvolse la tedesca Volkswagen nel 2015, accusata di aver installato un software in grado di manipolare le condizioni di prova al fine di falsificare i risultati dei test sulle emissioni. Ed è per questo che intendono presentare ricorso contro.
La difesa delle cause automobilistiche
Nel caso Transport for London, per stabilire quali veicoli debbano pagare per circolare nella zona a traffico limitato, l’ente si basa sui registri della Driver and Vehicle Licensing Agency (DVLA), a loro volta basati sui dati forniti dai produttori. Le case automobilistiche “hanno espressamente o implicitamente dichiarato” che alcuni i veicoli diesel rispettavano gli standard richiesti, ha affermato Laurence Page, avvocato di TfL, sostenendo che “le dichiarazioni erano false, fatte in modo disonesto o imprudente, oppure per negligenza, e hanno causato perdite a TfL”. Le case automobilistiche non hanno ancora presentato le proprie difese nella causa intentata da TfL, ma nella causa parallela hanno negato di aver ingannato le autorità di regolamentazione o i consumatori. “Hanno affermato che il software dei veicoli era perfettamente legale e che i sistemi di controllo delle emissioni erano necessari per prevenire problemi come lo spegnimento improvviso o il surriscaldamento in particolari condizioni di guida” ricostruisce il Financial Times. Di fatto, finora, hanno incassato una vittoria importante. La recente sentenza, infatti, viene citata dai team legali. Secondo l’avvocato britannico James Cutress KC, incaricato di difendere Stellantis nell’ambito della causa legale, TfL sta formulando accuse “molto gravi” e “con conseguenze potenzialmente di vasta portata”, senza aver fornito “alcun dettaglio o particolare adeguato”. Cutress ha sottolineato che gli imputati hanno “il diritto di sapere se le accuse di frode e negligenza fossero confermate e, in tal caso, su quali basi” citando proprio la sentenza di luglio scorso. Nel frattempo, TfL ha richiesto ulteriore tempo per notificare i documenti necessari, ma il tribunale ha respinto la richiesta, stabilendo che l’atto di citazione dovesse essere notificato entro ottobre.