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 2026  luglio 29 Mercoledì calendario

Beffa salari: per la prima volta da oltre due anni crescono meno dei prezzi

Le buste paga rallentano e, per la prima volta dopo oltre due anni, non tengono il passo dell’inflazione. Nel secondo trimestre 2026 la crescita tendenziale media delle retribuzioni contrattuali nel settore privato si ferma al 2,3%, in lieve frenata rispetto ai tre mesi precedenti. È la fotografia scattata dall’Istat, che segnala un cambio di rotta: «Per il totale dell’economia, dopo dieci trimestri consecutivi in cui la crescita tendenziale delle retribuzioni è stata superiore a quella dell’inflazione, nel secondo trimestre 2026 si registra un’inversione di tendenza».
Nel primo semestre la retribuzione oraria media è salita del 2,6% sul 2025. A giugno l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie cresce dello 0,5% sul mese precedente e del 2,4% su base annua: +2,4% nel privato e +2,3% nella pubblica amministrazione. Dentro il dato del privato, spinge l’agricoltura (+3,2%), seguita da industria (+2,7%) e servizi (+2,2%). Nel pubblico impiego la dinamica è la più favorevole (+2,7%), effetto dei rinnovi del triennio 2022-2024.
Tra i comparti più vivaci l’igiene ambientale (+5,7%), gas, acqua e chimiche (entrambi +5,2%); fermo al palo, invece, il settore delle farmacie private, con incremento nullo.
Migliora il fronte dei contratti. A fine giugno i Ccnl in vigore per la parte economica sono 50 e coprono il 69,9% dei dipendenti, circa 9,1 milioni: quota che sale all’89,3% nel privato e crolla a zero nella Pa, dove tutti gli accordi risultano scaduti. Restano 25 contratti in attesa di rinnovo, per 3,9 milioni di lavoratori: 1,1 milioni nel privato, 2,8 nel pubblico. Ma i tempi si accorciano: l’attesa media scende da 24,9 a 17,9 mesi, con la pubblica amministrazione che dimezza il ritardo, da 34,4 a 18 mesi. La quota di dipendenti con il contratto scaduto è ormai poco più di uno su dieci.