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 2026  luglio 29 Mercoledì calendario

Bolzano, multe per i genitori che non collaborano con la scuola

Non basta iscrivere i figli a scuola. Bisogna seguirli, partecipare ai colloqui, leggere le comunicazioni degli insegnanti e collaborare con l’istituto. Altrimenti si rischia una multa. Succede in provincia di Bolzano, dove una nuova legge introduce sanzioni da 50 a 150 euro per i genitori della scuola dell’infanzia e del primo ciclo che ignorano gli obblighi di collaborazione con la scuola. Una scelta destinata a far discutere, ma che nasce da un problema ormai evidente: mamme e papà sono sempre meno presenti nella vita scolastica dei figli.
La novità è contenuta nella legge provinciale n. 6 del 23 giugno 2026, il cosiddetto provvedimento omnibus sulla scuola, che interviene su diversi aspetti dell’organizzazione scolastica altoatesina. Tra le novità, una riguarda proprio il ruolo delle famiglie, chiamate a tornare protagoniste del percorso educativo dei figli.
La legge: non solo frequenza, ma collaborazione
L’articolo 7 modifica una norma del 2008 e rafforza gli obblighi dei genitori. Il principio è chiaro: la responsabilità educativa non si esaurisce nel garantire che il figlio frequenti le lezioni. La legge stabilisce infatti che gli esercenti la responsabilità genitoriale devono assicurare la regolare frequenza scolastica, mettere a disposizione il materiale didattico necessario e vigilare sul rispetto degli impegni scolastici da parte del minore.
La collaborazione attiva
Ma c’è di più. I genitori sono tenuti a collaborare attivamente con la scuola utilizzando i canali di comunicazione dell’istituto, partecipando alle giornate di udienza, alle riunioni con le famiglie e fornendo tutte le informazioni utili alla scuola. Devono inoltre prendere parte agli eventuali colloqui obbligatori di consulenza e rispettare gli accordi raggiunti.
Non manca un richiamo anche al clima sempre più conflittuale che caratterizza il rapporto tra famiglie e docenti. La norma sottolinea infatti che il rapporto tra scuola e genitori dovrebbe fondarsi “sulla fiducia reciproca e sulla buona fede”, un passaggio che sembra rispondere all’aumento dei ricorsi e delle contestazioni contro le decisioni degli insegnanti.
Chi non rispetta questi obblighi potrà essere sanzionato con una multa amministrativa compresa tra 50 e 150 euro.
Un problema che riguarda tutta Italia
La scelta della provincia di Bolzano arriva in un momento in cui la partecipazione delle famiglie alla vita scolastica appare in costante calo. Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito relativi all’anno scolastico 2024-2025, solo il 18% dei genitori partecipa alle elezioni dei rappresentanti nei Consigli d’istituto, gli organi collegiali in cui siedono insegnanti, personale Ata e famiglie e che deliberano sulle principali questioni organizzative ed economiche della scuola.
Anche la partecipazione ai colloqui con gli insegnanti è tutt’altro che soddisfacente. Soltanto il 16% dei dirigenti scolastici dichiara di poter contare su una presenza elevata delle famiglie. Ancora più significativo un altro dato: per il 60% dei presidi “nessuno o quasi nessuno” dei genitori collabora attivamente alle attività promosse dalla scuola.

Dalle sanzioni ai corsi per i genitori
Non tutte le amministrazioni, però, hanno scelto la strada delle sanzioni. In molte realtà si punta piuttosto a sostenere le famiglie. Il Comune di Milano, ad esempio, organizza percorsi dedicati al sostegno della genitorialità, mentre l’Ufficio scolastico provinciale di Rieti ha promosso già nel 2023 una serie di incontri rivolti ai genitori per aiutarli ad affrontare il proprio ruolo educativo. Due approcci diversi che partono dalla stessa constatazione: il rapporto tra scuola e famiglia si è progressivamente indebolito e ricostruirlo è diventato una delle sfide più importanti del sistema educativo.
I nodi ancora da sciogliere
La legge demanda ora alla Giunta provinciale il compito di definire modalità e criteri con cui applicare le nuove disposizioni, mentre ai dirigenti scolastici spetterà vigilare sul loro rispetto.
Ed è proprio qui che si concentrano i principali interrogativi. I presidi adotteranno criteri uniformi o ogni scuola interpreterà la norma in modo diverso? Come verranno valutate le situazioni delle famiglie che, per ragioni economiche, linguistiche o lavorative, hanno maggiori difficoltà a partecipare alla vita scolastica? Le sanzioni riusciranno davvero a ricostruire il dialogo tra scuola e genitori oppure rischieranno di trasformare un problema educativo in una questione puramente amministrativa? Sono domande alle quali la legge, per ora, non dà ancora una risposta.