la Repubblica, 29 luglio 2026
Myanmar, approvata la pena di morte per le truffe online
Il Parlamento birmano ha approvato il disegno di legge che prevede per gli aguzzini dei centri truffa dieci anni di carcere, ergastolo o, nei casi più gravi, pena di morte.
La “legge contro le truffe online”, che era stata presentata a maggio, è passata questa mattina nel corso di una seduta congiunta della Camera bassa e della Camera alta tenutasi nella capitale Naypyidaw. “Non ci sono state molte modifiche significative: le parti importanti del disegno di legge sono rimaste invariate”, compresa la pena di morte, afferma uno dei deputati. Nel testo pubblicato a maggio si prevedevano pene da 10 anni all’ergastolo per “violenza, tortura, arresto e detenzione illegali o trattamenti crudeli nei confronti di un’altra persona allo scopo di costringerla a commettere truffe online”. Se tali reati provocano la morte della persona sfruttata, “verrà inflitta la pena capitale”, recitava il testo. L’ergastolo è previsto per coloro che “gestiscono un centro di truffe” e per coloro che “commettono truffe relative alle valute digitali”.
Negli ultimi anni le “scam cities”, le città della truffa, sono proliferate nel Sud-Est asiatico (Myanmar, Laos e Cambogia), ma soprattutto nel Myanmar devastato dalla guerra civile. Luoghi, strutture fortificate, dove chi ci finisce, attirato da false promesse di lavori ben retribuiti, è poi costretto, con la violenza, a realizzare truffe telefoniche e online. Secondo vari report delle Nazioni Unite, le vittime – ingannate e ridotte in schiavitù, tenute prigioniere con i passaporti confiscati – provengono prevalentemente da Asia, Africa e Medio Oriente.
La guerra civile in Myanmar scatenata dal colpo di Stato militare del 2021 ha seminato instabilità in tutta l’ex Birmania, creando terreno fertile per la criminalità organizzata. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, le vittime di truffe online nell’Asia orientale, sud-orientale, in Australia e in Nuova Zelanda hanno perso fino a 114,1 miliardi di dollari lo scorso anno. Le “scam cities” hanno acuito le tensioni tra la giunta birmana e la Thailandia (Paese utilizzato come transito verso il Myanmar) e pure la Cina, infastidita dal numero dei propri cittadini che fondano centri truffa, vi lavorano o ne diventano vittime.
Quella contro le truffe online è la prima legge varata dal nuovo governo del Myanmar, guidato dall’ex capo della giunta militare Min Aung Hlaing. Fu lui a guidare il golpe di cinque anni fa: l’esercito prese il potere nel febbraio 2021 arrestando Aung San Suu Kyi che all’epoca era la leader di fatto del Paese, scatenando la guerra civile che ancora oggi affligge l’ex Birmania. Min Aung Hlaing ad aprile di quest’anno è stato eletto formalmente presidente dopo le elezioni svoltesi tra il dicembre 2025 e il gennaio 2026 considerate da numerosi osservatori internazionali una farsa: elezioni che si sono concluse con una schiacciante vittoria dei partiti filo-militari. Una manovra volta a prolungare il regime militare sotto le spoglie di un potere civile.