corriere.it, 29 luglio 2026
Vacanze, un italiano su due le progetta con l’aiuto dell’AI
Scegliere l’itinerario giusto per una escursione avventurosa o il resort migliore per rilassarsi in spiaggia. Confrontare prezzi e recensioni sui diversi siti per evitare spiacevoli soprese che possano compromettere le ferie. l’Intelligenza Artificiale è sempre più un’alleato per disegnare la propria vacanza che sia all’insegna del divertimento, alla ricerca di relax o un di un mix tra arte e cultura. Ma le piccole aziende turistiche italiane faticano ancora a utilizzare l’AI come strumento commerciale e di promozione per raggiungere questi utenti digitali.
Un divario che emerge con chiarezza dall’indagine dell’Osservatorio per la Sostenibilità Digitale: il 42,3% degli utenti italiani utilizza strumenti di intelligenza artificiale generativa, e uno su cinque (20,8%) lo fa regolarmente. Un cambiamento delle abitudini di viaggio, quindi, per una clientela sempre più esigente e informata che, ai cataloghi e ai siti vetrina dei singoli hotel e b&b preferisce fare domande all’AI per organizzare la vacanza confrontando mete, prezzi e consigli di altri viaggiatori.
Domande però che non trovano risposte dal lato dell’offerta turistica che in Italia è composta quasi interamente da microimprese (alberghi, b&b, ristoranti e guide). L’Osservatorio della Fondazione per la sostenibilità digitale – che porta avanti la ricerca insieme con l’Istituto di Studi Politici San Pio V, Adiconsum e Confcommercio – stima che il 54% dei titolari di strutture turistiche nel nostri Paese non usa l’AI e il 63,5% pensa che non avrà alcun impatto significativo sul proprio business nei prossimi 3-5 anni.Non solo: il 47% di chi non utilizza l’intelligenza artificiale non ha chiaro nemmeno a cosa possa servire: «È un problema di comprensione, non di diffidenza» spiegano gli esperti dell’Osservatorio. Il 31% dei titolari di hotel, b&b e ristoranti lavora ancora in modo prevalentemente analogico, il 50% usa strumenti digitali di base non integrati.
Insomma, se il 92% dei gestori si attività ricettive considera la tecnologia un’opportunità di crescite, appena l’1% ha definito una strategia digitale integrata.
Stando ai dati della ricerca, è chiaro quindi che la domanda è più avanti dell’offerta. E questo è evidente anche prendendo in considerazione i cosiddetti «sostenibili digitali» (chi usa il digitale con consapevolezza e attenzione alla sostenibilità): sono il 29% dei consumatori ma solo il 21% delle microimprese.
La distanza è evidente a ogni check-in. Ma conta anche la geografia. Se nei grandi certi urbani l’offerta digitale è estesa, nei piccoli borghi e nelle aree rurali infrastrutture e competenze non analogiche faticano a diffondersi. Con il risultato che le prenotazioni sono più difficili proprio per le mete più attrattive per i vacanzieri estivi alla ricerca di «esperienze».
«Le vacanze sono il momento in cui il Paese fa i conti, senza accorgersene, con il proprio rapporto con il digitale – spiega Stefano Epifani, Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale – Il viaggiatore che organizza tutto con l’intelligenza artificiale e l’albergatore che non sa a cosa serva sono le due facce della stessa Italia. Piaccia o no, la domanda si trasforma più velocemente dell’offerta: il punto non è rincorrere ogni tecnologia, è capire con quali strumenti il cliente ci sta scegliendo. O scartando» aggiunge Epifani.
Qualche suggerimento per aiutare le microimprese verso la strada digitale? «Il primo consiglio – risponde Epifani - è sperimentare senza paura di sbagliare. E poi rivolgersi alle associazioni di categoria che possono davvero offrire un sostegno efficace. E soprattutto, lavorare insieme: b&b, piccoli hotel a gestione familiare, ristoranti di campagna devono condividere esperienze e competenze per crescere. Fare rete, questa è la chiave».
Infine, il metodo: «Non pensare per prima cosa alle competenze tecniche. Non chiedersi come faccio a gestire le prenotazioni, i preventivi con l’AI. Così si sbaglia obiettivo. Bisogna prima conoscere lo strumento, informarsi sulle funzionalità e capire come è cambiato il contesto. Solo dopo si potranno valutare i fornitori (non credendo ai miracoli) e definire gli strumenti migliori per ogni impresa» conclude Epifani.