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 2026  luglio 29 Mercoledì calendario

La Russia designa Durov come ricercato internazionale

I rapporti con il suo Paese d’origine sono tesi da tempo ma ora sembra proprio sia impossibile salvarli. Pavel Durov, fondatore e Ceo di Telegram, è stato inserito dalla Russia nella lista dei ricercati internazionali. L’accusa del Federal Security Service (Fsb) – i servizi di sicurezza federali – è di favoreggiamento del terrorismo. Il riferimento legislativo è l’articolo 205.1 del codice penale che, al comma 1.1, punisce con la detenzione da 5 a 15 anni chi incita, giustifica pubblicamente o fa propaganda di terrorismo. Nel caso di Durov, sotto inchiesta è la piattaforma che ha creato: Telegram. Che – secondo le autorità – non ha rimosso numerosi canali, chat e bot sfruttati dai servizi segreti ucraini e da organizzazioni estremisti per preparare atti di sabotaggio, attentati e frodi informatiche. L’Fsb sostiene che tali attivita’ abbiano provocato vittime, tra cui donne e bambini, e ingenti danni materiali.
Durov, 41 anni, ha creato Telegram nel 2013. L’anno successivo lascia la Russia proprio perché – sin da subito – si rifiuta di consegnare al governo federali i dati personali di gruppi di attivisti che usano la sua piattaforma per comunicare. «Il Paese è incompatibile con il business di Internet al momento», diceva. Oggi ha altri due passaporti: quello degli Emirati Arabi Uniti – a Dubai ha sede Telegram – e quello francese. Proprio in Francia si trova al momento, dove da due anni sta affrontando accuse di favoreggiamento di abusi sessuali su minori e traffico di droga attraverso la piattaforma che gestisce. Nel 2024 era stato arrestato, per poi essere rilasciato con l’obbligo di non lasciare il Paese. Un obbligo poi allenato e infine annullato nel novembre 2025. Il 9 luglio scorso si è tenuto il quarto interrogatorio degli investigatori, durato circa sei ore.
Delle accuse russe Durov era già a conoscenza: l’imminente indagine era stata annunciata da lui stesso, descritta come un tentativo di «sopprimere il diritto alla privacy e alla libertà di espressione». Telegram è al momento tra le poche piattaforme di comunicazione internazionali ancora attive in Russia. Mentre la guerra in Ucraina continua, Vladimir Putin ha progressivamente disconnesso il suo popolo dal resto del mondo. Servizi come Facebook, Instagram, X e YouTube sono stati bloccati. Altre app di messaggistica, come Signal o Viber, non sono più accessibili. Telegram e WhatsApp sono ancora utilizzabili ma con molte restrizioni, che i cittadini aggirano sfruttando Vpn, reti private. Nel corso degli anni, la Russia ha promosso altre app locali, come Max, che però secondo molti esperti condivide su richiesta i dati di qualunque utente con il governo russo.