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 2026  luglio 29 Mercoledì calendario

La Fifa vuole «privatizzare» il Mondiale. Il ruolo di Kushner Jr

La Fifa vuole «privatizzare» la Coppa del Mondo di calcio con l’aiuto della famiglia Trump. La Federazione guidata da Gianni Infantino intende costituire una società separata per valorizzare al massimo i diritti tv, le sponsorizzazioni e i biglietti del torneo che, nell’edizione appena conclusa, hanno generato un incasso record di 15 miliardi di dollari.
La «scatola» si chiamerà Fifa Forward Enterprise (Ffe), è valutata 20 miliardi e conterrà anche il Mondiale per Club. Sarà aperta a investitori esterni, che potranno acquistare una partecipazione del 20%. Infantino sta lavorando con la banca d’affari americana JpMorgan per individuarli, ma è già deciso che il principale nuovo azionista sarà il fondo Thrive Eternal di Joshua Kushner. Che altri non è che il fratello di Jared Kushner, marito di Ivanka Trump e genero del presidente degli Stati Uniti.
L’annuncio ha suscitato la reazione della Uefa che aveva già duramente criticato la Fifa per il caso della squalifica ritirata al calciatore statunitense Folarin Balogun dopo la telefonata di Trump a Infantino. E ora starebbe addirittura valutando di boicottare le competizioni Fifa, aprendo uno scontro dagli esiti imprevedibili fra le due più potenti e ricche organizzazioni del pallone. «Questo progetto oltrepassa un limite che le istituzioni che governano il calcio non dovrebbero mai superare», ha tuonato la Uefa. «L’anima e la gestione del calcio non sono beni da svendere, soprattutto in assenza di trasparenza su chi ne trae profitto finanziario – ha aggiunto – nessuno di noi è il proprietario del calcio. Non spetta alla Fifa venderlo».
Nel presentare il piano, la Fifa ha precisato che i 4,2 miliardi di proventi dalla vendita del 20% di Ffe consentiranno di distribuire 20 milioni a ciascuna delle 211 federazioni nazionali che dovranno approvare a maggioranza il progetto prima che passi alla fase esecutiva. Il timore della Uefa è che l’iniziativa finisca per creare un conflitto di interessi fra il ruolo di regolatore/organizzatore della Fifa e la necessità della nuova società commerciale di massimizzare gli incassi dei Mondiali, a beneficio anche degli investitori.
A quanto filtra, infatti, Thrive e gli altri soci non parteciperanno direttamente alla ripartizione degli incassi dei Mondiali. Potranno però guadagnare dalla rivendita delle loro quote ad altri investitori e, si mormora, in futuro anche in Borsa. La loro aspettativa è quindi che il giro d’affari della Fifa salga continuamente e, di riflesso, la valutazione di Ffe. Questa pressione potrebbe, per esempio, spingere la Fifa a aumentare il numero di squadre partecipanti ai Mondiali, da 48 a 64, o la frequenza del torneo oggi quadriennale, comprimendo i calendari a danno degli altri campionati. Potrebbe infine indurre la Fifa a scegliere il Paese ospitante non a rotazione, ma in base a un criterio meramente economico-finanziario: quale è in grado di assicurare i maggiori introiti? Non è forse un caso allora che Trump – a cui Infantino ha consegnato il «premio per la pace Fifa» – abbia detto che gli Stati Uniti sono pronti a chiedere subito l’assegnazione di una nuova edizione della Coppa del Mondo.