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 2026  luglio 29 Mercoledì calendario

Fontana: chi va al Colle sia un arbitro

Quando gli chiedono se, tra i suoi sogni, ci sia quello di approdare al Quirinale, Lorenzo Fontana risponde con una risata: «Io al Colle? So che sembro più vecchio, ma non ho l’età». Il presidente della Camera ha 46 anni e nel 2029, quando si voterà il successore di Sergio Mattarella, ne avrà ancora due in meno rispetto al limite di 50 imposto dalla Costituzione. Il che però non gli impedisce di ragionare sull’ambizione di Giorgia Meloni di rompere il presunto tabù della destra al Quirinale.
Il più istituzionale dei dirigenti leghisti risponde alle domande dei giornalisti parlamentari alla tradizionale Cerimonia del Ventaglio, con il nuovo presidente dell’Associazione stampa parlamentare Alfonso Raimo e il presidente dell’Ordine, Carlo Bartoli. Tranne che dei problemi della Lega, Fontana parla di tutto. E quando la domanda sul Quirinale arriva, Fontana non si allinea al dettato meloniano: premette «che spesso tanti cardinali entrati in conclave come Papa sono usciti come cardinali», aggiunge che colui o colei che salirà al Colle «deve essere un buon presidente, non deve essere di destra o di sinistra». Potrà anche arrivare da uno dei partiti che attualmente fanno parte della maggioranza, «non vedo perché no», ma quando diventerà presidente dovrà «rappresentare l’Italia e lo Stato italiano, cercando di fare l’arbitro nel miglior modo possibile». Mattarella è un esempio, un «punto di riferimento importante per gli italiani» e Fontana pensa «che dovrà sempre esserlo, anche in futuro».
La legge elettorale non lo appassiona, «per scaramanzia» lui non l’avrebbe cambiata e però apprezza il tentativo di garantire stabilità. Come finirà la battaglia per le preferenze? «Non lo so, bisogna vedere cosa succederà al Senato». L’obbligo di indicare il premier previsto dal sistema in via di approvazione non lo scandalizza, ma invita il governo a «fare molta attenzione alle prerogative del capo dello Stato», che non devono essere intaccate. Rivendica di aver ridotto i costi della Camera di quasi 50 milioni in quattro anni e di aver richiamato spesso il governo sull’eccesso di decreti d’urgenza, «con risultati altalenanti». E rivela di aver avviato un confronto con gli uffici del Mef per una doppia lettura, «se necessario», della legge di Bilancio. Vannacci entrerà in coalizione? «Non so se in questo momento ci sono le condizioni», comunque si deciderà a pochi mesi dal voto. Mario Roggero sarà candidato? «Mi sembra che non ci siano possibilità giuridiche». Dopo le violenze in Val di Susa, servono nuove leggi e nuovi reati? «Io credo che di leggi ce ne sono già, per garantire che le manifestazioni siano svolte in modo pacifico e tutelare le forze dell’ordine».