Corriere della Sera, 29 luglio 2026
Guerre, i leader da Trump. Ora è Bibi «il sorvegliato»
Due incontri chiusi alla stampa, diplomaticamente definiti dalla portavoce della Casa Bianca «positivi e costruttivi»: ben diversi dai momenti sorprendenti e drammatici che hanno caratterizzato le passate visite di Volodymyr Zelensky e di Benjamin Netanyahu in questo secondo mandato di Trump. Il presidente americano ha incontrato ieri mattina, uno dopo l’altro, il leader ucraino e il premier israeliano: entrambi erano a Washington per i funerali di Lindsey Graham, senatore repubblicano della South Carolina che aveva appoggiato sia gli aiuti all’Ucraina e le sanzioni alla Russia che il sostegno a Israele e la guerra in Iran, un «falco» che entrambi consideravano un alleato cruciale. Entrambi avevano anche richieste da fare alla Casa Bianca ed è curioso come Zelensky e Netanyahu si trovino in situazioni per certi versi capovolte rispetto al passato: il leader ucraino, che nel febbraio 2025 fu letteralmente cacciato dallo Studio Ovale, ha recuperato (lui dice a partire dal loro incontro in Vaticano) un rapporto che sembrava irrimediabilmente compromesso con Trump; invece Netanyahu, che nel febbraio 2026 ha convinto Trump a fare la guerra in Iran e che ogni giorno si coordinava con lui sugli attacchi, si ritrova al momento tagliato fuori dalle decisioni (deve chiedere a Rubio cosa c’è nella testa del presidente).
Oltretutto oggi Zelensky non solo ha l’appoggio di falchi come Graham (che era appena tornato da Kiev quando è morto per una dissezione aortica) ma anche l’influencer dell’estrema destra «Maga» Laura Loomer ha appena visitato l’Ucraina e ammesso di essersi fatta imbrogliare della propaganda russa (Trump ha ritwittato la sua intervista con Zelensky). Il movimento Make America Great Again era stato profondamente critico degli aiuti a Kiev, ma ora che Trump ha sostanzialmente interrotto le consegne dirette di armi all’Ucraina preferendo il programma Purl, che consente agli europei di comprarle e trasferirle, è più facile per il presidente essere indulgente con Zelensky, che non chiede aiuti, ma la possibilità di produrre i Patriot in Ucraina. Inoltre, pare che Trump abbia dato l’ok – come tributo a Graham – a una proposta di legge presentata ieri al Senato dalla sorella Darline, che lo sostituirà in attesa di nuove elezioni: un pacchetto di nuove sanzioni alla Russia e ai Paesi che comprano petrolio e gas da Mosca.
Invece per la base «Maga» è Netanyahu oggi il bersaglio principale. Il leader israeliano ha ancora un forte appoggio tra i repubblicani al Congresso, ma l’opinione pubblica americana sia di destra che di sinistra (soprattutto tra i giovani) gli è sempre più ostile. Ieri Trump ha detto a Fox News: «Non ho bisogno di Bibi» per le informazioni di intelligence sul Monte Pickaxe e su altri bersagli in Iran. Il presidente americano sa che Bibi rende pubbliche quelle cose per influenzarlo. Tuttavia, con Trump tutto può cambiare: più volte, nel loro mutevole rapporto, è tornato ad ascoltare Netanyahu. E lo stesso vale per Putin.
Indubbiamente, per Netanyahu e per Zelensky la scomparsa di Graham è una grossa perdita, in un partito in cui si fa strada l’ostilità agli interventi all’estero. Al funerale, il presidente ha ricordato che il suo rapporto col senatore iniziò male: nel 2016 erano rivali nelle primarie repubblicane per la Casa Bianca e, per punirlo, Trump rivelò a tutti il suo numero di cellulare. Poi diventarono amici giocando a golf. «Stava migliorando però non era nato per giocare a golf, ma per fare il politico. Ma stava migliorando», ha detto il presidente a Fox. «A Lindsey piaceva la guerra. Non ho mai visto una guerra che non gli piacesse. Ho costruito una grande forza militare, e lui mi ha aiutato».