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 2026  luglio 28 Martedì calendario

L’ex presidente Hernández torna in Honduras dopo la grazia Usa

Ad accoglierlo, nel piccolo scalo di Palmerola, sessanta chilometri a nord-ovest di Tegucigalpa, la sua famiglia e una folla di sostenitori. A bordo di un volo privato, Juan Orlando Hernández è tornato in Honduras dagli Stati Uniti più come un leader in esilio che un condannato a 45 anni per traffico di droga. Eppure sono trascorsi poco più di quattro anni da quando è stato travolto dalla scandalo che ne ha portato all’estradizione appena terminato il mandato presidenziale, nel febbraio 2022. Nel mezzo, c’è la grazia di Donald Trump a novembre e la vittoria – dopo la minaccia del capo deldella Casa Bianca di tagliare gli aiuti – del delfino Nasry Asfura, attuale capo del governo conservatore al potere. Otto mesi dopo l’uscita dal carcere, Hernández ha deciso di tornare nel proprio Paese, dove dovrà rispondere di appropriazione indebita di due milioni di fondi pubblici per finanziare la campagna del 2013. Il processo comincerà lunedì prossimo. Nel frattempo, l’ex leader di 57 anni – che si proclama innocente – ha ottenuto la sospensione del mandato d’arresto. Fatto che i fedelissimi hanno sfruttato per organizzare una serie di eventi di benvenuto. «Saremo sempre molto grati al presidente Trump per questa coraggiosa decisione», ha detto la moglie Ana García. L’indulto all’ex presidente honduregno è uno dei paradossi della «nuova guerra alla droga» avviata da Trump lo scorso settembre. Dopo 67 raid nei Caraibi e nel Pacifico – con un bilancio di 221 morti senza imputazioni precise né giudizi –, il flusso di coca non si è ridotto, secondo l’ultimo rapporto presentato dall’Agenzia anti-droga Usa al Congresso a porte chiuse e rivelato dal Washington Post. Una netta smentita delle affermazioni diffuse da The Donald su Truth che ha parlato di un calo di oltre il 97 per cento.