repubblica.it, 28 luglio 2026
Hormuz, salta il maxi-vertice tra Volenterosi e Usa
Dallo scorso weekend, Stati Uniti e Regno Unito stanno parlando di un maxi vertice a Londra sullo stretto di Hormuz, con gli americani che si unirebbero per la prima volta ai “Volenterosi” sull’Iran per provare a imbastire una coalizione internazionale e riaprire lo stretto nel Golfo Persico. Ma il summit, che doveva essere tenuto a livello di ministri della Difesa e di Capi di Stato Maggiore di decine di Paesi guidati da Gran Bretagna e Francia, per una volta insieme agli Stati Uniti, sembra finito in un vicolo cieco.
Prima si era parlato di lunedì di questa settimana, poi di martedì, infine di venerdì, sempre nella capitale britannica. Alla fine, come apprende Repubblica da fonti qualificate, pare proprio che non ci sarà.
Retromarce e sorprese sono ancora possibili, soprattutto con l’amministrazione Trump di mezzo. Ma fino a ieri sera non si era trovata la quadra, o una base sufficiente per convocare un maxi vertice simile. L’idea era nata lo scorso venerdì durante una conversazione tra il ministro della Difesa (o della Guerra) americano Pete Hegseth e l’omologo britannico Wes Streeting, nominato a capo del dicastero solo qualche giorno fa. I britannici si sono offerti, come spesso accade, di fare da tramite tra Usa ed Europa continentale. Del resto, il nuovo governo Burnham è impaziente di riaprire totalmente Hormuz, perché la prima missione del “re del Nord” è proprio quella di abbassare il costo della vita nel Regno, come ha sottolineato nella sua prima telefonata da premier con il presidente americano Donald Trump, lunedì scorso. Al quale Burnham ha confermato anche l’autorizzazione all’utilizzo di base aeree britanniche, ma “solo a scopo difensivo”.
Ciononostante, tutti gli sforzi per questa maxi conferenza su Hormuz sono per ora impantanati. Per due motivi. Il primo: gli americani spingono, ancora una volta, per organizzare una spedizione multinazionale al più presto, chiedendo agli europei sminamento e pattugliamento, anche se le ostilità continuano e non ci sia un chiaro e solido cessate il fuoco tra Usa e Teheran. Una linea rossa per molti Paesi europei, Italia inclusa, che temono un’escalation inarrestabile. Su questo punto, i britannici sono diventati un po’ più flessibili negli ultimi giorni.
Qualcuno nel ministero della Difesa di Londra inizia a pensare che forse una spedizione internazionale potrebbe paradossalmente mettere un freno all’escalation. Ma sembra più una postura negoziale che un vero e proprio cambiamento di rotta di Londra, senza una vera pace controfirmata dai belligeranti. Secondo motivo: per motivi contingenti, diversi Paesi europei sono scettici nel mescolare, senza una vera impalcatura negoziale di partenza, le strutture politiche con quelle militari, e mobilitare una simile conferenza che rischia di essere un flop clamoroso.Ovviamente, le cose potrebbero cambiare se si raggiungesse un accordo vero tra Washington e Teheran.
Secondo Bloomberg, i negoziatori di Iran e Oman stanno cercando di raggiungere un accordo per riavviare il traffico marittimo a Hormuz, il che consentirebbe successivamente a Teheran e agli Stati Uniti di riprendere i colloqui per porre fine alla guerra. Le stesse fonti dell’agenzia riferiscono che i negoziatori omaniti sono ottimisti e ritengono di poter fare un annuncio nei prossimi giorni che segnali progressi nei negoziati. Tuttavia, sottolineano che non vi è alcuna garanzia che ciò accada, data la situazione estremamente volatile. Una delle proposte sul tavolo prevede la riapertura del cosiddetto “corridoio centrale” dello stretto, ma è probabile che quest’area contenga mine navali posizionate dall’Iran.