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 2026  luglio 28 Martedì calendario

La classifica delle Università che "offrono" gli stipendi migliori

Nel pieno della stagione delle scelte per i prossimi universitari italiani, la domanda in famiglia gira (magari sottovoce): ma studiare paga? Come di consueto, i numeri dell’Osservatorio JobPricing aiutano in questo periodo dell’anno a dare una risposta.
Nel nuovo University Report, lo studio dedicato al valore dell’istruzione nel mercato del lavoro italiano, si mettono in fila i dati economici dell’intreccio tra scelta delle facoltà, tempo passato nelle aule degli atenei e soddisfazioni di carriera. Il messaggio di fondo è però chiaro: “La laurea continua a rappresentare un vantaggio economico e professionale, ma il suo rendimento dipende sempre più dalle condizioni in cui viene conseguita e valorizzata”, dice il report. “Il titolo universitario resta un abilitatore importante di occupazione, carriera e retribuzione, ma non produce un ritorno automatico – dice Matteo Gallina, Responsabile Osservatorio JobPricing – La differenza la fanno il percorso scelto, la coerenza tra studi e lavoro, il ruolo ricoperto e la capacità del mercato di valorizzare davvero le competenze acquisite. In questo senso, la laurea resta un investimento solido, ma il suo rendimento dipende sempre più dall’ecosistema in cui viene spesa”.
Laureati e non
L’Osservatorio segnala che nel 2025 le persone laureate registrano una Ral (retribuzione annua lorda) media pari a 42.378 euro, contro i 30.999 euro di chi non ha conseguito una laurea: un differenziale di circa +37%.
Il vantaggio cresce con l’età: nella fascia 25-34 anni chi ha una laurea guadagna in media il 21% in più rispetto a chi non ce l’ha, ma il divario sale al 49% tra i 45-54 anni e raggiunge il 68% tra chi ha almeno 55 anni. Il ritorno economico della laurea, quindi, tende a manifestarsi soprattutto nel medio-lungo periodo
, quando il titolo di studio può facilitare l’accesso a ruoli più qualificati, responsabilità maggiori e percorsi di carriera più solidi.
Ingegneria al top
Chiaramente all’interno dei laureati ci sono storie diverse. Tra i laureati 25-34 anni, la Ral media è pari a 34.445 euro, ma le aree ingegneristiche, Stem, economiche e statistiche si collocano stabilmente sopra la media. In cima troviamo Ingegneria chimica e dei materiali con 37.693 euro (+9,4%), seguita da Ingegneria meccanica, navale, aeronautica e aerospaziale con 37.334 euro (+8,4%) e Ingegneria gestionale con 36.935 euro (+7,2%). Le aree umanistiche, linguistiche, pedagogiche, psicologiche e politico-sociali si posizionano invece più spesso sotto la media retributiva dei giovani laureati.
La classifica delle Università
Anche l’ateneo incide, ma non come indicatore assoluto di qualità. La classifica per Ral media dei laureati 25-34 anni vede al primo posto l’Università Commerciale Luigi Bocconi con 42.007 euro (+22% rispetto alla media), seguita da Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Università Cattolica del Sacro Cuore e Università degli Studi di Parma.

Guardando invece allo University Payback Index, l’indice che misura il tempo medio necessario per recuperare l’investimento universitario, il valore più favorevole è quello del Politecnico di Torino: 13 anni per gli studenti in sede e 14,9 anni per i fuori sede.
Sullo sfondo restano le fragilità strutturali del Paese: abbiamo pochi laureati rispetto alle principali economie avanzate e, allo stesso tempo, non sempre riusciamo a utilizzare al meglio quelli che formiamo. D’altra parte il report evidenzia che l’Italia investe in istruzione il 4% del Pil, contro una media Ue del 4,8%, e solo il 31,6% dei 25-34enni possiede un titolo di istruzione terziaria, contro una media Ocse del 48,7%. A questo si aggiunge il nodo del mismatch. “Soprattutto in una fase in cui intelligenza artificiale, transizione green e trasformazione digitale stanno cambiando rapidamente la domanda di competenze – commenta Andrea Anselmi, consultant JobPricing – Per questo non basta aumentare il numero di titoli universitari: serve rafforzare il collegamento tra università, imprese e territori, creando percorsi capaci di trasformare la formazione in lavoro qualificato, crescita professionale e retribuzioni adeguate”.