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 2026  luglio 28 Martedì calendario

In Cina spopolano i «genitori virtuali»

A pranzo e a cena Vincent Zhang, che lavora nel settore tech a Shanghai, tira fuori il telefono e va a vedere come stanno i suoi «genitori virtuali»: una coppia di mezza età conosciuta online che dallo schermo gli rivolge un flusso di parole affettuose. In uno dei video più visti i due guardano in camera: «Sei stanco per il lavoro e lo studio in questo periodo? Non sforzarti troppo. Mamma e papà sanno quanto hai sopportato». Nei commenti, in molti li chiamano mamma e papà. Gli raccontano la propria giornata e chiedono gli auguri di compleanno. Sono Pan Huqian e Zhang Xiuping, che hanno quasi due milioni di follower su Douyin (la versione cinese di TikTok) e fanno parte di una piccola schiera di creator noti in Cina come genitori virtuali, diventati popolari tra i ragazzi schiacciati tra la pressione di riuscire e le attese delle loro famiglie. È un fenomeno abbastanza recente: il China Youth Daily, scrive che alcuni di questi profili hanno guadagnato centinaia di migliaia di follower nel giro di un anno e che molti giovani li usano come uno sfogatoio dove riversare le pressioni del lavoro e della vita.
Famiglie vi odio
Vincent ha 33 anni, sviluppa siti web, e le telefonate settimanali con i suoi gli pesano. Lo criticano per il lavoro che ha scelto, convinti che un posto nel pubblico sarebbe più sicuro e gli chiedono quando porterà a casa una ragazza. «Dal momento in cui parte la telefonata, ogni mia azione e ogni mia scelta sono sbagliate, qualcosa che loro vogliono correggere», confida alla BBC. I genitori virtuali fanno l’opposto. «I miei non mi dicono mai di non sforzarmi troppo, o che vado già bene così. Loro invece mi chiedono se oggi sono felice», racconta. 
Zhang non è un’eccezione: il trend dei genitori virtuali risponde ai desideri di una generazione cresciuta nel benessere e poi rimasta a metà del guado: nati mentre la Cina diventava la seconda economia del mondo, milioni di giovani uomini e donne si sono ritrovati in un mercato del lavoro durissimo. La disoccupazione giovanile, ricorda la BBC,  supera il 15 per cento da anni. E la fatica della competizione perenne ora ha anche un nome, neijuan (内卷), che si traduce con «involuzione»: si gareggia sempre di più per ottenere sempre meno. L’antropologo Xiang Biao, già docente a Oxford, che ha reso popolare il termine, la descrive come una corsa senza uscita in cui non è ammesso fermarsi. 
Da qui la risposta opposta di una parte dei ragazzi, il tang ping (躺平), lo «sdraiarsi»: smettere di rincorrere traguardi che non arrivano. Molti si dicono esausti, e alcuni raccontano di sentirsi feriti dall’affetto severo dei genitori. È nato perfino un genere di meme, la «letteratura della zuppa di zucca»: in uno sketch un figlio rifiuta con garbo la zuppa che la madre gli offre e finisce accusato di avere un brutto carattere
. Per molti cattura una dinamica diffusa, i desideri dei figli ignorati da genitori convinti di fare il loro bene. Zhao Xuan, 28 anni, dice sempre alla BBC di aver ricevuto così tante di quelle zuppe da aver silenziato la chat di famiglia. Aveva provato con una terapeuta, poi ha capito che piangere non avrebbe risolto nulla: «Mia madre non sarebbe cambiata, quindi potevo solo cambiare io il mio modo di vederli e prenderli come se fosse uno scherzo». I media di Stato hanno provato a riportare il discorso sui binari della pietà filiale, invitando i giovani a capire i loro genitori. Ma Vincent non ci sta: «Posso capire le difficoltà dei miei, ma anch’io ho il mio trauma generazionale». 
Un po’ di calore (digitale)
Pan, il papà virtuale, sa il fatto suo. In un’intervista a Douyin del 2024, ha raccontato di un’infanzia dura: a 14 anni aveva lasciato casa per mantenere la famiglia, dopo che la madre era rimasta paralizzata. «Sono stato via di casa per 33 anni e i miei non mi hanno mai detto una parola di incoraggiamento». Quando è nata sua figlia ha deciso di costruire un clima diverso, dicendole sempre che le voleva bene; la bambina compare spesso nei video. Vincent del resto non si fa illusioni che il papà sia tutto suo: «So che questi vlogger ormai producono in serie e probabilmente hanno un contratto con delle aziende», ammette. La tenerezza, insomma, è diventata anche un mestiere redditizio. Una psicologa, intervistata dal China Youth Daily, Liu Ting,  ha spiegato che il segreto del successo dei genitori virtuali è che si possono saltare o mandare avanti veloce e offrono un affetto a senso unico. È come una poppata: quando arriva l’ansia si beve un sorso di latte emotivo, che la calma per un momento. A Vincent questo basta. «Credo che un po’ di calore sia meglio di niente».