Corriere della Sera, 28 luglio 2026
Intervista a Luca Barbareschi
Rimpianti zero.
«Non ne ho, forse qualche rimorso. Ho vissuto intensamente, da grande egoista, senza sprecare un giorno. Protetto da una squadra di angeli custodi, perché uno non sarebbe bastato, quando correvo in moto come un pazzo, tutto sesso, droghe e rock and roll. O quando, prima di tirare un tizio giù dal finestrino dell’auto, non mi chiedevo se era campione di kung fu o se aveva una pistola carica. Ho rischiato tanto e forse peccato di superbia, dovevo sapere che la nemesi prima o poi arriva per tutti». Luca Barbareschi oggi compie 70 anni.
La sua qual è?
«Che sono solo, anche l’ultima moglie mi ha lasciato. Il divorzio non riesco ad accettarlo. Elena è la donna più intelligente che abbia avuto accanto, però l’ho fatta soffrire. Se le dico che la amo ancora non mi crede, anzi si irrita».
Va’ là che compagnia la trova.
«È pieno di donne che vorrebbero, per poi schiantarsi quando pretendono di cambiarmi. Perché non mi accettano come sono da vivo invece di rimpiangermi quando sarò morto? Stare con me, amarmi, si può».
Il guaio viene dopo, mi sa.
«Sono autodistruttivo, sparisco per giorni, incazzato con il mondo. È difficile stare con uno che non sai cosa ha in testa e rischia di farsi del male. In quei momenti voglio morire. Magari bevo tre bottiglie di whisky e guido a 180 all’ora».
È un uomo faticoso.
«Pure per i figli. Ingombrante. Non vuoi davvero sapere se tuo padre è bisessuale e se si drogava a Kansas City con David Bowie e Lou Reed».
Lo ha raccontato lei.
«La Ferilli, che è un genio assoluto, sul set di Rivoglio i miei figli mi chiese:”A’ Barbarè, ma che te pagano per dire sempre la verità?”».
Conviene mentire?
«Sabrina racconta: “Sono comunista e della Roma”. Ma sarà vero? Lei che è una del popolo, ha capito che questo non è un Paese per eroi».
Come ci arriva a questi 70?
«Un po’di senectute si fa sentire. In questo anno sono finito tre volte in ospedale, ho una protesi al ginocchio e problemi disfunzionali al cervello bacato che corre troppo veloce. Vado in tilt e svengo. Le crisi mi sono venute mentre ero in bici o in moto, mi sono rotto di tutto. Perciò non bevo più un dito d’alcol».
Però è in forma.
«Ho un corpo forte e un’energia dentro come se ne avessi 14. Sono pieno di voglia di fare. Negli ultimi 8 anni ho studiato direzione d’orchestra e composizione. Da questa esperienza ho tratto un film, i soliti circoletti a Venezia non l’hanno voluto. Me ne sbatto, non mi arrabbio manco più, ormai posso dire ciò che voglio. Ho una bella casa a Roma, due qui a Filicudi dove ho riunito la tribù di figli e nipoti, una a Parigi, qualche soldo glielo lascerò».
Non li aveva diseredati?
«Sì. Le due maggiori manco mi salutano più perché non divido l’impero. Ai due più piccoli, per il mio compleanno, oggi regalerò tre passaporti: quello uruguaiano – sono nato a Montevideo – quello americano e quello italiano. Voglio che possano andare dove vogliono». (Gli si avvicina Francesco, il più piccolo. Gli chiediamo: Com’è questo papà? «Il migliore»).
E lei che regalo vorrebbe?
«Una lettera. Desidero che non spendano un euro. Le cose materiali finiscono, il pensiero resta. Mio padre, dietro una sua foto in cui correva la staffetta, mi scrisse: “Ti lascio un nome e un cognome di cui essere fiero. La tua dignità”».
Gli griderebbe ancora: «Spero che tu muoia», come quando aveva 18 anni?
«Sì. È un archetipo greco, a un certo punto devi uccidere il padre. Mia figlia Maddalena, che ha 16 anni, lo so che mi ama, eppure adesso a stento mi parla, il conflitto è naturale. Anche Francesco, che ne ha 14, ed è bello, sensibile, colto, prima o poi dovrà mandarmi affan...o».
Sua madre l’ha abbandonata a 6 anni.
«Ho letto oltre 36 mila libri cercando una risposta a come si possa mollare così un figlio, non l’ho trovata. Donna peraltro geniale, simpaticissima. Se piangevo, sbuffava: “Stai sempre a fare la lagna”».
Era un playboy seriale.
«Avevo un’esuberanza sessuale incontenibile, facevo sesso anche tre volte al giorno. Ero bello. Eppure da ragazzo mi sentivo bruttissimo, col nasone, insicurissimo».
Praticava il multi-fidanzamento.
«Ne frequentavo 7 o 8 nello stesso momento. Un professionista, tenevo una mappatura per ogni città, Parigi, Londra, New York. Con Patrizia, la prima moglie, sono stato totalmente infedele. Pure lei, erano gli anni Settanta».
Il suo personal guru.
«Warren Beatty ci dava spesso buca a cena, a me e a Polanski, Roman si arrabbiava parecchio. Sempre per colpa di una donna. Era bello, di talento, simpatico, ben dotato, credo che si sia fatto tutta la California. Mi disse: “In fondo Luca, qual è il nostro vero lavoro? Le donne, mica il cinema, quello è un hobby”».
L’errore che non rifarebbe?
«Tanti. Ho peccato di prodigalità. Giorni fa è venuto in ufficio un tipo che mi ha derubato per 16 anni. Aveva bisogno di soldi, glieli ho dati».
In amore?
«Non mi separerei da mia moglie incinta della terza figlia —Angelica ci ha messo 30 anni a superare il trauma – per scappare con una ragazza di 24 anni che ha appena avuto due gemelle da un altro».
Ovvero Lucrezia Lante della Rovere.
«Per lei persi il bene della ragione. Fu un amore egoista, anche se non rinnego nulla, dieci anni meravigliosi. Vivevamo in una grande casa a Capalbio, io, lei e cinque ragazzine. Una delle mie figlie un giorno disse: “Ora salgo sull’albero e mi butto giù, così resto paralitica e tu devi tornare con mamma”».
Poi Lucrezia la lasciò: «Ho una soglia del dolore più bassa della tua, addio». Lei sembra non averla mai dimenticata. Perché non ci riprovate?
«No, è finita. Ci vogliamo molto bene, però siamo contenti di fare due vite separate. A 70 anni hai priorità diverse. Il sesso, l’amore: non sono più quella cosa lì. Mi manca dormire abbracciato alla persona che amo. In fondo sono un uomo da matrimonio, mi piace condividere».
Beh.
«Va bene, il matrimonio in sé è un orrore, però ho bisogno di una compagna. Ho 700 metri di casa che per spostarsi servirebbe il monopattino».
Soffre di solitudine?
«No, ho tanti amici virtuali. Mozart, Mahler, Beethoven. E i libri. Le menti migliori sempre a disposizione».
L’ultima volta che ci siamo parlati c’era una donna giovane, nella sua vita.
«C’era. L’ho aiutata a scappare da me. Ora frequento una signora sui 50, bella, elegante, affettuosa. Però ha due figli grandi e io non ho più l’energia fisica e mentale per star loro dietro».
Mica deve fargli da padre.
«Non creda. I 25 anni di oggi sono i 14 di una volta. Io a 18 vivevo in un barber shop di New York, senza soldi per mangiare, col coltello sempre in tasca».
Quali sono i rimorsi di cui parlava prima?
«Per tutti quei collaboratori – per me degli amici – che mi sono stati accanto in questi anni e che a volte, per colpa di qualche testa di cavolo, sono rimasti senza stipendio per sei mesi, che hanno sacrificato tutto per un pazzo visionario come me».
A questo punto, che ha capito di sé stesso?
«Ben poco, la crescita spirituale è lenta».
Di là che c’è?
«La resurrezione è una grande stronzata. Se davvero tornassimo tutti in vita, non ci sarebbe spazio. Non ritroveremo il corpo, saremo un misto di altre energie».
Riuscirà a litigare con chiunque anche da anima?
«Magari no. Diventerò bravo ad ascoltare».