Corriere della Sera, 28 luglio 2026
Preferenze e intercettazioni, tensione tra meloniani e FI
È uno snodo doppio importante, quello di questa settimana al Senato, perché si affronteranno due temi sui quali Fratelli d’Italia e Forza Italia si trovano in un caso in netta contrapposizione, nell’altro ancora lontani.
A Palazzo Madama infatti si entra nel vivo della legge elettorale, nella commissione Affari costituzionali presieduta da Andrea De Priamo di Fratelli d’Italia. Siamo alle ultime audizioni, poi entro la settimana dovrebbe essere fissato il termine per gli emendamenti. E lì verrà presentato quello di FdI e Noi moderati a favore delle preferenze, per ora non condiviso da FI ma che dovrebbe avere una formulazione tale da garantire la parità di genere e superare probabilmente le obiezioni della Corte costituzionale. Il voto comunque non sarà immediato, arriverà a fine agosto in Commissione, quindi in caso di divisioni ci sarà tempo per trovare un’intesa, prima che la legge torni alla Camera per l’approvazione definitiva.
Molto più delicato il secondo punto: sempre in Senato infatti va votato il decreto su giustizia e immigrazione, che arriverà in Aula senza relatore perché l’esame non è ancora terminato e perché ci sono ancora punti aperti nella maggioranza. Il più importante è quello sulla possibilità per i magistrati di usare le cosiddette «intercettazioni a strascico», cioè quelle che possono essere usate come prove anche in procedimenti diversi da quelli per i quali sono state autorizzate. Una misura chiesta a gran voce dal procuratore nazionale antimafia, che la premier vuole assolutamente approvare e che oggi si concretizzerà in un emendamento di FdI a firma Melillo. Forza Italia è contrarissima ad ampliare il campo d’azione per le intercettazioni, e al presidente del Senato La Russa che invitava a non far crollare tutto, ha risposto ieri l’azzurro viceministro della Giustizia Paolo Sisto: «In una coalizione non c’è nessuno che butta giù l’altro, non c’è chi sta sulla torre con il diritto di spingere sotto gli alleati. Se qualcuno pensa di farci piegare i nostri principi garantisti ad una scelta sbagliata, il nostro Dna lo difenderemo fino in fondo».
L’intesa però, al momento, non c’è. E il decreto va votato entro la settimana. Tre gli scenari: il primo è che si vada al muro contro muro, con FI che vota contro ma l’emendamento che passa con il voto di partiti come il M5S e anche il Pd che ufficialmente sono favorevoli all’estensione delle intercettazioni. Il secondo è che l’opposizione lasci nelle mani della maggioranza la patata bollente, che al Senato sarebbe battuta. Il terzo, che solo oggi si capirà se percorribile ma che è il più probabile, è che l’emendamento venga dichiarato «inammissibile» perché non direttamente collegato al decreto legge, e quindi rimandato.
A questa soluzione stanno lavorando lo stesso La Russa e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Ciriani, che vorrebbero evitare un altro scontro frontale nella maggioranza proprio prima della pausa estiva, con tutto quello che comporterebbe. Ieri sera ancora prevaleva la cautela: «Come sempre mi affiderò all’esame approfondito mio e degli uffici per valutare l’ammissibilità degli emendamenti, e deciderò di conseguenza» diceva il presidente del Senato.