Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  luglio 28 Martedì calendario

Ranucci, lite tra la premier e Schlein

Mentre la procura di Roma ne accerta i contorni chiaroscuri, sull’attentato a Ranucci, la premier Giorgia Meloni si toglie una soddisfazione covata da mesi. «Chi ha scelto di gettare ombre sul governo e sull’Italia, addirittura davanti a una platea internazionale, oggi non dovrebbe negare l’evidenza: dovrebbe semplicemente chiedere scusa», scrive sui social. E con quel «chi» intende Elly Schlein.
La leader dem all’Aria che tira su La7 smentisce netta: «Non ho mai fatto nessun collegamento fra governo e mandanti, parlavo del fatto che bisogna difendere la libertà di stampa in ogni Paese sennò chi fa quel mestiere è più esposto», minimizza.
Ma Meloni non molla l’osso. E rinfaccia a Schlein il quando, il dove e il cosa disse. A ottobre 2025, davanti al congresso del Pse ad Amsterdam, ricorda, la segretaria del Pd dichiarò: «Voglio esprimere la mia solidarietà a Sigfrido Ranucci, perché ieri è stata trovata una bomba davanti a casa sua. La democrazia è a rischio, la libertà di espressione è a rischio quando l’estrema destra è al governo». E ora, rimarca Meloni, «il 27 luglio 2026, in tv, la stessa Schlein sostiene: “Non ho mai fatto nessun collegamento fra governo e mandanti”». Eppure, obietta: «Per mesi lei e altri esponenti della sinistra hanno costruito un racconto fatto di allusioni e insinuazioni, arrivando persino a gettare ombre sull’Italia davanti a una platea internazionale». Da lì l’invito alle scuse: «Oggi che è emerso ciò che era chiaro, cioè che il governo non c’entrava assolutamente nulla, la segretaria del Pd arriva perfino a rinnegare le proprie parole, sostenendo di non aver mai fatto alcun collegamento. Le parole hanno un peso. Anche le allusioni».
Un tema già cavalcato da FdI, quello delle accuse ingiuste al governo per l’attentato, con sospetti accreditati da Ranucci stesso e rilanciati da sinistra. Ma ora, dopo le novità emerse sui rapporti fraterni tra Ranucci e il faccendiere Valter Lavitola, ritenuto dai pm il vero mandante di un attentato mirato a fare del conduttore di Report l’eroe del campo largo, a cavalcarlo è la premier.
La leader dem Elly Schlein, ovviamente, a scusarsi non ci pensa affatto. Assicura che in quell’occasione non intendeva fare alcun collegamento con l’attentato a Ranucci. Spiega che alludeva alla difesa della libertà di stampa. E aggiunge: «Mi riferivo precisamente al fatto che in quegli stessi giorni nell’America di Trump, abbiamo visto giornalisti uscire in fila dal Pentagono. Ma la destra continuerà sempre a strumentalizzare quello che diciamo per coprire i propri fallimenti». Infine, su Meloni, Schlein contrattacca: «Ha un’ossessione. Andare al Quirinale e cambiare gli equilibri costituzionali». Ma, mette in guardia la dem, «la figura del capo dello Stato è garante della Costituzione, è super partes. Come si può immaginare» che lo diventi «una persona che ora è a capo del governo e guida una forza politica? Non è questa la soluzione. Noi li fermeremo».