Corriere della Sera, 28 luglio 2026
I familiari di 300 vittime dell’11/9: «Mamdani non venga alla cerimonia»
I familiari di circa trecento delle quasi tremila vittime dell’11 settembre chiedono che il primo sindaco musulmano di New York, Zohran Mamdani, non partecipi alla cerimonia di commemorazione del 25° anniversario degli attacchi, accusandolo di giustificare il terrorismo islamico.
Giovanni Galante, che perse la moglie 29enne Grace Catherine quel giorno negli attacchi di Al Qaeda, è uno degli organizzatori di una petizione che ha raccolto in totale oltre 14 mila firme – alcune centinaia delle quali appartengono a familiari delle vittime – annunciata nei giorni scorsi dal tabloid di destra «New York Post».
La petizione, pubblicata sul sito Change.org, critica Mamdani per non aver condannato il movimento «globalizza l’intifada» e rievoca molte accuse già mosse al sindaco durante la sua campagna elettorale. Per esempio il sindaco viene accusato di avere «difeso» un leader di Al Qaeda, Anwar Awlaki; Mamdani non lo ha esplicitamente difeso, ma è stato criticato per un post del 2015 nel quale metteva in discussione le tattiche di sorveglianza dell’Fbi e suggeriva che avrebbero contribuito al fatto che Awlaki si unì ad Al Qaeda. Mamdani viene criticato anche per il suo appoggio a colleghi socialisti democratici come Darializa Avila Chevalier (che con tutta probabilità verrà eletta alla Camera a novembre), che in passato ha scritto sui social che si puliva le mani sulla bandiera americana e che gli Stati Uniti sono una «vergogna». La squadra di Mamdani replicò che le accuse mosse contro di lui in campagna elettorale erano parte di attacchi anti-musulmani.
Julie Wood, portavoce per il memoriale e museo dell’11 settembre, ha detto che la cerimonia come sempre non sarà politica. «I membri del governo di ogni orientamento politico, incluso ogni presidente, governatore e sindaco in carica dall’11 settembre in poi hanno partecipato alla cerimonia semplicemente come testimoni, ma non fanno discorsi e restano in un’area specifica». Un portavoce del sindaco ha confermato la sua partecipazione: «Il sindaco Mamdani onorerà con orgoglio le famiglie, i sopravvissuti e i soccorritori che per sempre resteranno segnati da questi devastanti attacchi. Lo farà stando al loro fianco alla commemorazione dell’11 settembre, riaffermando che non dimenticheremo mai questo giorno solenne, sentito da tutti coloro che considerano questa città la loro casa».
In un’intervista su Fox News, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha accusato Mamdani di «fomentare l’odio» e di mettere «un gruppo contro l’altro». Il sindaco ha più volte definito Netanyahu un «criminale di guerra» e ha affermato in un recente video che, quando verrà a settembre New York per l’Assemblea generale dell’Onu, il governo federale dovrebbe arrestarlo, vista la condanna della Corte penale internazionale dell’Aja (sia contro il premier israeliano che contro Hamas per crimini contro l’umanità). Mamdani ha aggiunto che, in quanto sindaco, lui non ha l’autorità per arrestare Netanyahu.
Il premier israeliano si è detto preoccupato che l’appoggio per Israele (che in passato era forte e bipartisan negli Stati Uniti) si stia erodendo, in particolare nel campo dell’estrema sinistra allineata con Mamdani e con i socialisti democratici. Trump ha comunque rassicurato l’amico in un post su Truth: Netanyahu «non verrà arrestato in alcun modo, mentre si trova negli Stati Uniti».