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 2026  luglio 28 Martedì calendario

Trump e la pausa delle ostilità

Dopo due settimane di bombardamenti americani, c’è una pausa nel conflitto con l’Iran. «Stiamo dialogando... ci hanno chiesto molto gentilmente di fermarci... l’unica ragione per cui vogliono incontrarci è che li abbiamo colpiti molto duramente», ha detto Donald Trump ieri, in viaggio verso il Michigan, dove ha tenuto un comizio e ha parlato dell’economia, la preoccupazione principale degli americani.
A un giornalista che chiedeva quanta pazienza abbia per i negoziati, il presidente americano ha risposto: «Molta pazienza». E ha aggiunto: «Vedremo che cosa succede, c’è una buona possibilità che succeda qualcosa, altrimenti torneremo a fare quello che facevamo due giorni fa». Trump ha ribadito che vorrebbe far pagare all’Iran i danni causati all’economia globale dalla chiusura dello Stretto di Hormuz; la sua idea è di prendere quei soldi dai fondi iraniani congelati all’estero.
Oggi Trump sarà a Washington per i funerali di Lindsay Graham, il senatore repubblicano della South Carolina che era stato uno dei più grandi sostenitori dell’attacco all’Iran e del supporto all’Ucraina. Ci saranno anche Benjamin Netanyahu e Volodymyr Zelensky. È atteso un incontro tra il premier israeliano e Trump in giornata. Ai giornalisti che gli chiedevano ieri del suo rapporto con il premier israeliano, Trump ha detto che «ci sono piccole divergenze ma siamo piuttosto vicini» e ha definito «Bibi» Netanyahu un «grande» e un «premier di guerra» con cui ha fatto «grandi cose» in Iran. «Sapete chi non sarebbe sopravvissuto senza di noi? Israele – ha aggiunto Trump —. Bibi sta venendo e ve lo dirà. Israele sarebbe stato eliminato mesi fa, anzi anni fa se non avessi eliminato l’accordo di Obama». Nonostante l’opposizione di Netanyahu alla vendita di F35 americani alla Turchia, tuttavia, Trump ha affermato: «nessuno può dirmi che cosa dovrei vendere alla Turchia». Il presidente americano ha precisato che il presidente turco Erdogan «non è un grande fan di Israele e di Bibi, ma è stato grandioso con me, è un Paese molto potente».
Il presidente americano ha poi sminuito le preoccupazioni sulle munizioni a disposizione del Pentagono dopo mesi di guerra in Iran: «Abbiamo un sacco di munizioni, molta roba di medio livello, più di quante potremmo mai usarne. Ne abbiamo un sacco. Vorrei averne di più, a essere sincero, ma così tante sono state date all’Ucraina...».
Sia Netanyahu che Trump hanno tassi di approvazione bassi e dovranno affrontare sfide elettorali in patria (ma il presidente americano sembra preoccuparsi solo relativamente per la sfida che il suo partito dovrà affrontare alle elezioni di midterm). Quello con Netanyahu, oggi, sarà il loro ottavo incontro nel secondo mandato di Trump: il premier israeliano ha preannunciato di voler parlare di Iran. Nelle scorse settimane Trump ha definito Netanyahu «un pazzo» e «una persona molto difficile» per la sua determinazione a continuare la guerra. I falchi pro-Israele in America hanno attaccato duramente il memorandum di intesa siglato dalla Casa Bianca con Teheran. Poi Trump ha firmato un accordo con l’Arabia saudita per un programma nucleare civile: gli israeliani temono che questo possa accelerare una corsa alle armi in Medio Oriente. Il giorno dopo Trump ha poi corretto il tiro, affermando che l’accordo con i sauditi ci sarà solo se aderiscono agli Accordi di Abramo (la normalizzazione con Israele). Bibi ha saputo influenzare Donald più volte, mentre tutto il mondo continua a dibattere se siano in contrasto o continuino ad essere soprattutto complici.