Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  luglio 28 Martedì calendario

Storia della cacciata di Fedorov (che ora vola nei sondaggi)

Per mesi Mykhailo Fedorov è stato il poster boy dell’Ucraina che innova sotto le bombe: ex ministro della Trasformazione digitale, era l’uomo di Diia, la super app della pubblica amministrazione ucraina che permette di sposarsi online e perfino di rinviare il reclutamento, poi chiamato alla Difesa è diventato il ministro che sussurrava ai droni e agli algoritmi. Via la giacca, su la felpa, fuori i vecchi arredi dell’epoca sovietica, dentro il ping pong, il nerd ha iniziato a dare fastidio alla Bankova, la via del potere di Kiev.
Avanti veloce fino ad oggi, all’inizio della settimana al noto festival musicale Atlas di Kiev è apparso un suo ritratto in veste di sceicco con la scritta: «Amiamo moltissimo Mikhail Fedorov». Poi un post furioso su Instagram della moglie, la designer Anastasia Fedorova, per denunciare la costruzione di «un malato culto della personalità» attorno al marito e una «psicosi» collettiva. Il poster boy si è fatto icona? Senza scomodare i monaci ortodossi del monastero della Lavra, Zelensky ha spiegato il siluramento come una scelta di efficienza: bisognava riallineare digitale e difesa dopo lo scontro con Oleksandr Syrsky, ex comandante in capo delle forze armate. E sì, lo scontro con Syrsky c’era davvero. Due dottrine di guerra, da una parte un trentacinquenne sponsor della rivoluzione dei droni, dei mercati digitali per gli acquisti, della decentralizzazione spinta. Dall’altra un ultrasessantenne generale di scuola sovietica, convinto che una guerra non si combatta a colpi di piattaforme, improvvisazione tecnologica e catene di comando sfilacciate.
Ma non solo. Dici guerra e dici soldi. È Ukrainska Pravda a mettere nero su bianco quello che tutti mormorano già da un po’: la caduta di Fedorov è passata anche dalla partita degli appalti e dal caso Fire Point, l’azienda simbolo della nuova industria bellica ucraina che fabbrica droni e missili Flamingo e ambisce a diventare produttrice di Patriot. Ed è qui che entra in scena Tymur Mindich, imprenditore e storico amico di Zelensky, oggi latitante in Israele e travolto da accuse di corruzione. Secondo la ricostruzione emersa in queste settimane, Mindich avrebbe aiutato il proprietario di Fire Point, il discusso Denys Shtilerman, ad aprire gli archivi riservati con i progetti missilistici sovietici: un passaggio decisivo per la crescita di Fire Point che puntava a una quota dominante delle commesse sui droni a lungo raggio. Ma con l’arrivo di Fedorov alla Difesa, i contratti si sarebbero fermati ben al di sotto delle attese.
In mezzo, come quasi sempre nel sistema Zelensky, Andriy Yermak, ex capo dell’Ufficio presidenziale travolto dagli scandali di corruzione. Secondo Ukrainska Pravda, già alla fine del 2025 Yermak guardava a Fedorov come a un problema politico: troppo autonomo, troppo spendibile, troppo facilmente trasformabile in concorrente. La testata ucraina cita perfino conversazioni tra l’eminenza grigia della Bankova e la sua sensitiva Feng Shui in cui i due discettano sul rischio che Zelensky si stia allevando una serpe in seno.
Mentre teorie, retroscena e veleni si sprecano, Fedorov ha scelto il silenzio. Dopo aver rifiutato il ruolo di consigliere del governo per l’evoluzione digitale – no comment anche sull’offerta del ministro Crosetto di un posto da advisor – ha fatto sapere che accetterà solo un reintegro come ministro della Difesa ed è sostanzialmente sparito dalla scena pubblica. Eppure, la sua ombra continua ad allungarsi sulla politica ucraina, come la sua gigantografia di cartone che campeggia in piazza Ivan Franko, a Kiev, sede delle manifestazioni in suo favore.
Secondo un sondaggio del Rating Group, in pochi giorni la fiducia in Fedorov è salita al 65 per cento, superando quella di Zelensky. Nella futura corsa non ci sono più soltanto Zelensky, l’ex generale Valerii Zaluzhnyi e l’ex capo dell’intelligence Kyrylo Budanov. Ma, avverte Volodymyr Yermolenko, filosofo e presidente di Pen Ucraina, tra un picco emotivo e una leadership duratura ci sono di mezzo il tempo, l’assenza di elezioni e la capacità di trasformare un consenso di reazione in una vera base politica. I droni, le start-up, le piattaforme, i ministri-star hanno cambiato il linguaggio dello Stato, ma non hanno cancellato i vecchi metodi del Palazzo. Li hanno solo resi più veloci e più feroci. Come la guerra, del resto.