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 2026  luglio 28 Martedì calendario

Tensione nella maggioranza su un aumento di tasse per le sigarette

La proposta accendeva Fratelli d’Italia. Dal ministro Francesco Lollobrigida (che ormai va di «elettronica» senza combustione) a un fumatore incallito di sigari e sigarette ma «rassegnato» come il collega Alessandro Giuli, pronto al sacrificio in versione «tabacco alla Patria per salvare gli autotrasportatori». La proposta non dispiaceva soprattutto a Giorgia Meloni che con le bionde ultrasottili, si sa, ha smesso da due mesi e mezzo.
Prima del Consiglio dei ministri la premier ha riunito i vice Matteo Salvini (ex malborista convinto fino a qualche anno fa) e Antonio Tajani. Sul tavolo l’idea di aumentare il prezzo delle sigarette di oltre un euro a pacchetto per trovare qualche centinaio di milioni di euro da mettere sulle accise impazzite dei carburanti, pensiero fisso nell’esecutivo, nel mirino delle opposizioni. Una proiezione ventilata (a voce e senza tabelle dettagliate) dagli uffici economici di Meloni.
Durante il vertice a Palazzo Chigi, convocato per fare il punto settimanale sull’azione di governo, è stato proprio Salvini a bocciare per primo lo scenario. Con un categorico «non se ne parla». Il leader della Lega si è opposto a questo «rincaro strutturale per far fronte a una situazione emergenziale legata alla guerra» che avrebbe colpito dieci milioni di italiani senza poi la possibilità di tornare indietro. «Allora andiamo a fare cassa pescando dagli utili ultra milionari delle banche e delle aziende di energia, che si stanno arricchendo, ma lasciamo in pace gli operai che si fumano un pacchetto di sigarette al giorno», è stato il ragionamento di Salvini.
Sul fronte del «no» si è schierato anche Tajani, nel solco delle storiche battaglie di Forza Italia, che ha ricordato come non si debba combattere il tabagismo alzando le tasse, mettendo inoltre a rischio i dipendenti del settore.
Davanti a questo fuoco di fila degli alleati, seppur con motivazioni assai diverse sulle ricette alternative, Meloni ha accantonato per il momento l’idea di ritoccare all’insù il prezzo dei pacchetti al bancone dei tabaccai. «A rimetterci, oltre ai consumatori, sarebbero stati anche la filiera produttiva e i rivenditori», ha rimarcato ancora Salvini che si è intestato, prima che iniziasse il Cdm, la battaglia con una dichiarazione netta. Subito seguito da altrettante indiscrezioni fatte filtrare da Forza Italia. Questa dinamica comunicativa però è andata di traverso a Fratelli d’Italia (e dunque anche a Meloni, si può immaginare) che parla di «scorrettezze degli alleati» accusati di correre a intestarsi lo stop preventivo a un progetto che era ancora in corso di elaborazione, senza nulla di deciso.
Sigarette o no, resta nel governo il tema del «che fare?» il 6 agosto quando scadranno gli sconti decisi ieri sulle accise del gasolio (ma non sulla benzina). I rincari dei carburanti continuano a essere fluidi e volatili (al di là delle speculazioni) mossi dai venti di guerra sullo Stretto di Hormuz. Se non ci sarà niente di nuovo sul fronte mediorientale, Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia dovranno iniziare da capo a fare di conto per cercare altre coperture per gli ennesimi provvedimenti tampone. C’è fiducia su un’iniezione di liquidità che arriverà dall’extragettito dell’Iva e allo stesso tempo, seppur «con cautela» come dice Giorgetti, si cercherà di capire come utilizzare al meglio le risorse provenienti dallo scostamento di bilancio, presto al vaglio del Parlamento, che però necessita di un iter lungo che passa anche dal sì di Bruxelles.
L’ideale per l’esecutivo sarebbe arrivare a un nuovo provvedimento, più corposo, che possa anche alleggerire il prezzo della benzina, rimasto fuori ieri dal Consiglio dei ministri (a favore del gasolio) verso la fine della stagione estiva. Ma sono tutti ragionamenti per il momento ancora appesi in aria, come anelli di fumo in una stanza.