Corriere della Sera, 28 luglio 2026
Assalto No Tav, Identificati in 1.500. Fermati due tedeschi
Vengono fatti incolonnare e poi, uno ad uno, si procede all’identificazione. Ma non viene richiesto un documento. La carta d’identità debbono tenerla in mano. Poi vengono fotografati e filmati, carrellando dalla testa ai piedi. «Più che un’identificazione mi sembra una schedatura da regine di polizia», lamentano molti giovani. Mugugnano, ma non protestano. «Stranamente – aggiunge una ragazza con zaino in spalle – hanno fatto partire la fila da dove c’è il sole, mentre i poliziotti si sono messi all’ombra».
I controlli, rigorosissimi, sono scattati ieri mattina presto. Intercettati praticamente tutti i partecipanti al campo del «Festival dell’Alta Felicità». Nessuno ha potuto lasciare la spianata di Venaus, dove erano sistemate le tende, senza prima essere fotografato dalla polizia. In totale solo ieri sono state identificate mille persone. Che si aggiungono ad altre 500 di domenica. Imponente lo schieramento di forze dell’ordine. Ai posti di blocco vengono fermati camper, auto e persino ragazzi in monopattino.
Un’azione messa in campo per risalire ai violenti che hanno devastato i cantieri della Tav. Ma anche per dare un segnale di tolleranza zero. Anche se i risultati concreti al momento sono molto limitati. A fronte di un numero così imponente di persone identificate, ci sono stati solo due fermi. Si tratta di due cittadini tedeschi sui venti anni. Mentre altri due loro connazionali sono stati espulsi e non potranno tornare in Italia per tre anni. Poca cosa, se si considera che erano 700 i manifestanti che hanno dato l’assalto ai cantieri e attaccato la polizia. Fino ad ora gli incappucciati del «blocco nero» sono riusciti a mimetizzarsi molto bene. Ieri sono anche scadute le 48 ore per il fermo in flagranza differita. Risultato: molti violenti potrebbero averla fatta franca.
Per quanto riguarda i fermati non è ancora chiaro quale reato verrà contestato. La Procura di Torino ha aperto un fascicolo per devastazione, ma si valuta anche l’aggravante delle finalità di terrorismo. Molto dipenderà dalle relazioni che saranno consegnate dalla Digos. L’azione e l’organizzazione paramilitare dei violenti, l’utilizzo di «armi improprie» e la regia che ha coordinato gli assalti potrebbero aggravare le responsabilità dei fermati. Ma spesso alcuni capi di imputazione e aggravanti in passato sono stati difficili da dimostrare e sono caduti durante i vari processi.
Restano gli ingenti sequestri di maschere, bottiglie incendiarie, pesanti bulloni. Tutto l’arsenale in dotazione al «blocco nero» utilizzabile come prova per dimostrare la guerriglia messa in atto.
Gli inquirenti comunque non demordono. Nei prossimi giorni continueranno a passare al setaccio i video che circolano anche in Rete. Oltre alle immagini fatte dalla polizia, in particolare quelle dei droni della Digos. La speranza è che qualche frame possa restituire dei particolari che permettano di capire chi si nascondeva dietro l’indistinto travisamento del «blocco nero». Mentre, fanno notare gli inquirenti, le identificazioni a tappeto fatta ieri potrebbe servire in futuro per ampliare la «banca dati» da cui gli investigatori attingeranno per stabilire possibili corrispondenze con i black bloc che hanno devastato i cantieri dell’alta velocità.
Sulla «schedatura di massa» hanno protestato, incontrando la stampa, esponenti di Askatasuna e del movimento «No Tav»: «Una cosa mai vista, valutiamo anche azioni legali». In ogni caso il movimento non prende affatto le distanze dal «blocco nero». «Nessuna distinzioni tra buoni e cattivi – affermano —. Lo abbiamo più volte detto: siamo tutti black bloc». «Chi di devastazione ferisce di devastazione perisce» attacca il No Tav Franco Olivaro. E anche una leader storica come Nicoletta Dosio, 80 anni, non ha tentennamenti. «La violenza e quella che subiamo noi da 30 anni. Abbiamo praticato il diritto alla difesa, per questo non dobbiamo prendere alcuna distanza. In presenza o con il cuore sabato c’eravamo tutti e rivendichiamo quello che è capitato».