Corriere della Sera, 28 luglio 2026
Meloni in Val di Susa «La magistratura faccia il massimo»
Nel pomeriggio il cantiere di Chiomonte apre le porte ai giornalisti, perché possano vedere da vicino la devastazione dopo la guerriglia di sabato scorso. Ma in mattinata era stata Giorgia Meloni ad anticipare tutti. Facendo un po’ la cronista, con tanto di stand up davanti alle carcasse delle auto delle forze dell’ordine. Un primo racconto dall’interno del cantiere devastato dal «blocco nero». Immagini, notizie, e tanto commento. «Uno scenario – racconta la premier – che si vede molto bene qui dietro. Non è la scena di una guerra, è la scena di una presunta contestazione. Ma questo non è dissenso, questa è violenza organizzata, premeditata e come tale deve essere trattata».
Un blitz rapidissimo quello della premier. In mattinata è atterrata in elicottero direttamente nell’area del cantiere di Chiomonte. Evitando i giornalisti che attendevano ai vari svincoli di accesso. Su un altro elicottero sono arrivati il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e poi il capo della polizia Vittorio Pisani. Nessuna intermediazione giornalistica. Nessuna possibilità di fare domande. Giorgia Meloni ha fatto praticamente tutto da sola.
Oltre a rendersi conto di persona della devastazione ha voluto portare la solidarietà del governo ai feriti, stringendo la mano ai colleghi presenti nel cantiere. «Centoventi operatori delle forze dell’ordine sono rimasti feriti negli scontri di sabato – ha raccontato—. Operatori di sicurezza costretti a presidiare questo luogo 365 giorni all’anno, 24 ore al giorno, per un costo esorbitante per i cittadini, per questo presunto dissenso».
Vicinanza anche a quanti lavorano nei cantieri della Tav. «Gente che si rimbocca le maniche e vede distrutto il proprio lavoro da un giorno all’altro. Anche per loro siamo qui. Anche per loro faremo tutto quello che possiamo per assicurare i responsabili di questo schifo alla giustizia, insieme a tutte le istituzioni che sono preposte per questo compito»
E poi l’appello, forte e diretto, alla magistratura. «Noi – insiste – faremo tutto quello che possiamo per assicurare queste persone alla giustizia e chiediamo anche a chi ne è responsabile, alla magistratura, agli inquirenti, di fare il massimo del lavoro perché uno Stato normale non può tollerare una cosa del genere».
Entrando nel cantiere di Chiomonte lo scenario è lunare. Quattro camionette distrutte, i container che ospitavano gli uffici ridotti a scheletri, le centraline per il pompaggio del cemento totalmente fuori uso. «Quello di sabato è stato il peggior attacco subito sui nostri cantieri da 2011 – spiega Maurizio Bufalini, direttore generale di Telt, la società italo-francese incaricata della realizzazione della nuova linea Torino-Lione. Quantifica in «almeno un milione i danni, anche se non è esclusa una revisione al rialzo per costi legati a bonifiche».
Nell’aria c’è ancora l’odore acre del materiale bruciato. Bufalini mostra dall’interno il punto esatto da dove sono entrati gli incappucciati del «blocco nero». Si vede la rete divelta e tutt’attorno pietre, bulloni e i resti delle bottiglie incendiarie. A terra anche l’enorme cumulo dei candelotti di lacrimogeni lanciati dalla polizia. Quel che resta di una vera e propria battaglia.
Un funzionario che sabato era qui a fronteggiare i violenti mostra anche un pesante grata in ferro che i manifestanti hanno lanciato sulle forze dell’ordine dal cavalcavia della Torino-Bardonecchia che corre proprio sopra il cantiere di Chiomonte. «Mi ha sfiorato di appena 20 centimetri – sospira —, poteva uccidermi».
Anche le istantanee del cantiere devastato raccontano comunque della grande capacità organizzativa messa in campo di manifestanti. Non si tratta di giovani improvvisati, ma di persone bene addestrate con tecniche paramilitari. I più violenti sono arrivati dall’estero, in particolare dalla Francia, ma sono stati abili nel districarsi tra i sentieri di montagna. Si sono divisi in più gruppi per trarre in inganno le forze dell’ordine. Tutto ciò non avrebbero potuto farlo senza un fondamentale appoggio logistico di chi conosce bene la Val di Susa. «Sul piano tattico – ammette a malincuore una agente – hanno vinto loro».